Oh Vita Celata...

 

Oh Vita Celata,

che vibri in ogni atomo;

Oh Luce Celata,

che risplendi in ogni creatura;

Oh Amore Celato,

che tutto abbracci nell'Unità;

Possa, colui che sente sé stesso uno con Te,

sentirsi perciò uno con tutti gli altri.

 

 

Commento di Joy Mills

Possiamo iniziare a considerare il componimento verso per verso, provando a suggerire qualche significato latente all' interno di esso. Il primo, "Oh Vita Celata, che vibri in ogni atomo ..." L'immediata domanda che sorge è: Perché celata? La vita non è forse evidente a tutti noi? La vita non è sicuramente celata! Ma quella a cui ci si riferisce qui, quella che è invocata, deve essere oltre o sopra l'evidenza. Il Dr. I.K. Taimni nel suo lavoro, Un rapido sguardo all' interno della Psicologia dello Yoga, (Glimpes into Psychology of Yoga, Adyar Ed. N.d.E.) ci ricorda che: "La Realtà Suprema esiste solo nel Mai-Manifesto ed è la sorgente di tutte le realtà relative che possono esserci all' interno del regno delle esperienze umane…". Il più alto principio, allora, è presente ovunque e in più è oltre tutta l'esistenza: è veramente la "vita celata" che sta alla base di tutte le manifestazioni.

All' interno di questa Realtà c'é il suo proprio dinamismo, per così dire, che rende possibile la produzione di tutte le cose, tutta l'esistenza, poiché là, nel cuore della Realtà, c'è il palpitante battito della creazione.

Senza quella Realtà, nulla può esistere; è onnipresente e contiene in sé il potere di risonanza completa con tutto ciò che sempre è o sarà. Quella potenza è racchiusa in ogni atomo, in ogni elemento dell' universo manifesto; veramente è "vibrante in ogni atomo". Così, tutto nella natura pulsa con il ritmo dell' Eterno Uno, celato per sempre, ma conosciuto dalle sue infinite manifestazioni, quando l'Uno diventa molti, pur rimanendo sempre Uno.

Questa frase iniziale è, allora, un richiamo a quel principio eterno, immanifesto, la Suprema Realtà che è, sia oltre il ciclo della manifestazione ed ancora per sempre vibrante attraverso l'universo manifesto.

In termini di conoscenza umana, si tratta di un' invocazione a quell' Atma che è celato nella nostra propria natura, tanto presente qui nel fisico, quanto nel suo proprio livello, perché la sua risonanza vibra attraverso tutti gli atomi di tutti i nostri veicoli - portatori di quell' Atma - da Buddhi al fisico.

 

"Oh Luce Celata, che risplendi in ogni creatura ..."

Ancora, ci chiediamo: Perché celata? Se ci fosse una luce splendente in ogni creatura, sicuramente quella luce sarebbe visibile; la natura propria della luce è quella di essere luminosa e quindi può essere vista.

La luce si irradia, ma noi siamo chiamati ad invocare una luce celata, una luce che splende all' interno, ma che non si irradia verso l'esterno in maniera visibile.

Quindi, in quelle parole deve esserci un significato più profondo. La Realtà Una, quando si manifesta, si può dire che diventi Luce; è questa la luce interiore della Realtà Suprema, di Ishvara, la Divinità manifesta, che è presente in ogni creatura.

La vita è ora diventata luce; la sua vibrazione ora splende con un dinamismo intrinseco.

Nell' uomo, Buddhi- la "luce dell'anima" - è ora unito con Atma, pronto a rivolgersi verso l' esterno per agire.

È questa la luce che deve illuminare l'intera natura dell' uomo; è questa che rende la coscienza possibile, una luce che è "celata" perché non è l'obiettivo della coscienza, ma della vera natura della pura coscienza stessa e quella luce é presente, splendente attraverso ogni atomo nello spazio.

 

"O Amore Celato, che tutto abbracci nell' Unità…"

Dalla polarità della Vita e della Luce nasce l'attività creativa, l'Amore.

Dovunque ci sia polarità, la relazione tra i poli fa nascere l' esistenza e la più pura delle relazioni, l'unica relazione che non è offuscata né dall'attaccamento né dalla repulsione, è la relazione d'Amore.

Questo lo possiamo chiamare il "collante" che tiene insieme tutte le cose manifeste, tutte le parti dell' universo, tutti gli elementi che appaiono, che si manifestano; così è l'Amore che "tutto abbraccia nell' Unità".

L' Uno è diventato i molti; fuori dall' unità è diventato molteplicità.

Tuttavia per quanto sia meravigliosa la molteplicità, tutto è tenuto nell'unico abbraccio di quella pura relazione che sorge quando la Vita e la Luce vengono ad esistere, quella relazione d'Amore.

L' Amore sta proprio nel cuore del processo creativo; è anche il principio della legge universale che è alla base dell' evoluzione.

Celato, dunque, al cuore di molti, c'è l'Amore che lega i molti nell' unicità dell' Uno. Questa è la legge e la realizzazione della legge, che tiene ogni cosa in un equilibrio perfetto, per questo motivo qualunque cosa succeda in qualsiasi punto dell' universo ha una sua ripercussione dovunque.

Non c'é un' autorità esterna, nessuna divinità extra cosmica che pondera la scala della giustizia; l'Amore è nel cuore dell' universo e causa equilibrio, perché tutto quello che è nell'universo, è tenuto nel suo abbraccio.

Anche qui, è il principio creativo: Atma-Buddhi unito a Manas, ora rivolto verso l' esterno ora verso il grande viaggio involuzionario - evoluzionario.

Manas, o attività creativa, è veramente amore in azione.

La mente, quando è infusa dell'intuizione, abbraccia l' universo, percependo tutte le cose come esse sono veramente.

La mente che può frammentare il Reale ("uccidi il Reale"), per comprendere o realizzare la sua natura molteplice, può anche essere portata in una condizione di quiete, nella quale le modificazioni del principio pensante cessano; in quella condizione, la percezione, la consapevolezza, è indivisa.

L' indiviso stato di coscienza abbraccia "tutto nell' unità". Le prime tre frasi del mantra ci ricordano della grande triplicità della Realtà Suprema - Vita, Luce ed Amore.

Ma questa triplicità è "celata", perché non è conosciuta obiettivamente, ma piuttosto è alla base dell' intero processo di manifestazione.

È "celata" perché la mente da sola non può comprendere la sua essenzialità e neppure può essere esperita attraverso i sensi.

Quando il Dr.Taimni fa notare, nel suo lavoro citato prima: "Secondo la filosofia Occulta c'é un metodo per conoscere la Realtà ... e questo metodo consiste nel sopprimere completamente le modificazioni della mente".

Questo metodo, naturalmente, è lo yoga. "Quindi," continua il Dr Taimni, "la conoscenza individuale si libera dal velo che separa la coscienza individuale dalla coscienza universale e conosce questa Realtà direttamente divenendo una con essa Nei primi tre versi del componimento, invochiamo la triplice natura della Realtà Una ed in quella invocazione possiamo praticare un supremo yoga di Auto-Realizzazione.

La nostra attenzione è attratta verso il sublime fatto che sottostà all' uomo ed all'universo, che è quella Realtà Una nel suo triplice aspetto di Vita, Luce ed Amore; la sua realizzazione sta in un regno oltre la mente, ma invocandolo noi portiamo quella Realtà nella consapevolezza diretta, nella nostra coscienza accordata ed armonizzata con Uno. Gli ultimi due versi affermano questa realizzazione.

 

"Possa, colui che sente sé stesso uno con Te...

L' uso della parola, "Te", indica che la triplicità Vita, Luce ed Amore è infatti Una, l'Una Realtà Suprema.

Notate, comunque, che l'enfasi cade sulla parola "sente" cosa significa sentirsi uno con il Supremo?

Sentire è profonda consapevolezza; consapevolezza senza alcun pensiero che distragga, senza alcuna influenza che disturbi.

È una consapevolezza che è totale, che ci sommerge, prende possesso di noi interamente e completamente.

Forse la si può paragonare al momento del dolore, quando urtiamo un piede contro un sasso; in quel preciso momento, non c'é altra consapevolezza che quella del dolore.

Nessun pensiero attraversa la mente nel momento dell' urto; solo più tardi possiamo dire, "Ho preso un colpo al piede" oppure "Ho un dolore al piede".

Il sentimento che deve sorgere, deve prendere corpo nella realizzazione dell' unità, è un sentimento totale, intero, completo, senza analisi, ragione o deduzioni logiche.

Solo in questa condizione la vera conoscenza può nascere.

In un certo senso, questa capacità di "sentire sé stesso uno con Te" può essere descritta come il dolore dell' unità, il fardello dell' unità, che noi tutti dobbiamo portare, se volessimo conoscere la realtà della vita stessa.

In altre parole, non è un sentimento selettivo: mi sento uno con te, ma con quella persona no; mi sento uno con un altro, ma non con un serpente, etc.

Quando diciamo "Possa, colui che…", noi stiamo invocando, in noi stessi, una coscienza che non ha divisioni, non ha barriere; è una coscienza infusa solo di Vita, Luce ed Amore e, quindi, è pura ed intera.

 

Dopo quella profonda consapevolezza di "sentimento" deve seguire la conoscenza.

"Sentirsi perciò uno con tutti gli altri"

Così il mantra si conclude con un'affermazione di certezza di conoscenza.

L' uomo non solo è pensato per sentire; egli deve conoscere. Questo è il fardello completo dell'auto-coscienza. Si tratta di un conoscere che non è semplicemente una congettura, un'opinione, un' idea, un credo che può essere cambiato quando sopraggiunge qualche altra nozione.

E' piuttosto un atto cosciente che sorge perché siamo stati immersi in una coscienza che era imponderata, indivisa, intera ed intatta nella sua natura.

Come conseguenza del contatto con quella coscienza, di quella consapevolezza non-verbale che siamo uno con la Realtà Universale, che siamo veramente Atma-Buddhi-Manas, dobbiamo conoscere, essere pienamente coscienti della nostra unità con tutte le altre unità della vita che sono ugualmente infuse di quella Realtà, vibranti con essa, splendenti con essa, abbracciate da essa.

In alcune versioni del mantra, la parola "perciò" è stata sostituita dalla parola "anche", ma si può notare che nella versione originale della Dr. Besant, è stata utilizzata la prima delle due. C'è una sottile, ma precisa differenza tra le due parole.

"Anche" è una parola "che aggiunge"; significa in aggiunta a, qualcosa in più a, etc.

"Perciò" ha una connotazione di consequenzialità, come conseguenza di; non è aggiuntiva. Sicuramente quello che si intende nel mantra è il rendersi conto che uno è inevitabilmente unito con tutte le altre creature.

Come fa tuttavia l' uomo ad essere uno con il Supremo e rimanere separato da, distinto da, tutte le altre cose che sono ugualmente radicate nella Realtà Una?

Molti altri significati possono essere scoperti in questi magnifici versi che la Dr. Besant ci ha lasciato in eredità.

E veramente una riaffermazione dell' intero processo creativo nel quale noi - e la vita intera- siamo immersi; una riaffermazione che abbiamo in nostro potere, come unità auto - coscienti di vita, l'abilità di percepire la vita, intera e splendida.

Questa è la visione che possiamo inviare risplendente a tutto il mondo; la visione alla quale possiamo dare ali, voce e forma; è la visione che può ricrearci ogni volta che cantiamo il mantra e così ricreare il nostro mondo, trasformare il nostro mondo.

Una tale visione può produrre una nuova coscienza nel mondo, una coscienza di unità, di fratellanza, di pace, d'armonia, interezza e santità.

Quando ripetiamo questi semplici pochi versi, sia da soli che in gruppo, invochiamo la Realtà Una a manifestarsi nuovamente e questo sicuramente è per rendere unico e sacro tutto ciò che è nell' universo intorno a noi: non potremmo eseguire un atto più meraviglioso di questo.

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