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\\ PocoBLog : Storico : Arte Cultura (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Scritto da Nith (del 08/11/2008 @ 08:11:28, in Arte Cultura, linkato 3525 volte)


Bajo el negro manto del humo
se abre un valle de la ansiedad
ya se distingue bloque y concreto
la hierva santa y las cajas de fab
en este valle de asfalto y plomo
se come chile tortilla y sal.
y en la laguna de xochimilco
yo me imagino un aguila real.

por la salida de zaragoza
por esas casa de muro gris
entre los patios los tendederos
la ropa nueva de este pais
se va forjando con mano y obra
piedra con piedra la construccion
de la provincia mi traje un sueño,
a la laguna ciudad del sol.

Diente con diente
sangre con sangre
valle de plomo maquina errante
locos de asfalto
lluvia de polvo
truenos de la comision del soborno
poco te asusta
poco te gusta
todo lo tragas y todo lo culpas
piedra con piedra
dato con dato,
Cual es el codigo de tu epitafio?

Coro

lloro mi patria querida por lo lejos que estoy de ella
con el alma entristesida
tambien lloro por aquella
que por mi se anda perdida
y yo perdido por ella.

entre las piedras de un lago muerto
se oye el solloso de una ciudad
otra colonia mas que se extiende
otra familia sin sueldo ni hogar
pero la mata asi sigue dando
cada uno lucha para ganar
todos gozamos la vida un rato
transito pasa que viene y va.

diente con diente
sangre con sangre
nadie responde por estas calles
en la distancia todos los cables
hacen un nido de sombras viajantes
y en las esquinas todo los muertos
las coladeras te roban los sueños
lluvia de llantos
de los millones
de sus encantos y frustraciones.

Lloro mi patria querida por lo lejos que estoy de ella.

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Scritto da Nith (del 24/05/2007 @ 16:11:58, in Arte Cultura, linkato 7190 volte)


Parole in corsa è un concorso letterario per i cittadini che usano i mezzi pubblici e che ha riscosso, sin dalla sua prima edizione nel 2002, un grande successo.
Per partecipare basta scrivere un racconto a tema libero che non superi le 90 righe o le 5220 battute spazi compresi ed inviarlo agli indirizzi di posta prestabiliti (elettronica e classica).
Il concorso è naturalmente indetto dalle tre principali società di trasporto pubblico, atac, metro e trambus.
Da quest'anno, visti i ritorni positivi ed inaspettati delle precedenti edizioni, pare che il concorso si sia allargato a tutto il territorio nazionale.
Se volete dare un occhiata al regolamento, alle edizioni precedenti, compilare la scheda di partecipazione e leggere i racconti degli anni scorsi potete collegarvi a questo link, PAROLE IN CORSA 2007, il concorso letterario per scrittori inediti - V edizione.
 Buona lettura e...Buona scrittura!

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Scritto da Nith (del 02/05/2007 @ 07:52:27, in Arte Cultura, linkato 3159 volte)


Un principe persiano, col suo seguito di cortigiani, stava facendo una battuta di caccia. La preda era or­mai raggiunta quand'ecco, improvvisamente, l'atten­zione del principe fu attratta da lievi movimenti furti­vi, provenienti da un cespuglio. Egli fermò il cavallo e scoprì che dietro il fogliame si celava una donna.
«Cosa fai qui? Chi sei?» le domandò il principe. Intimidita, la donna rispose che era una schiava. «Sono libera per miracolo. Vi prego, non fatemi del male!»
Una gamba della fanciulla era stretta da una cate­na, che le rendeva difficili i movimenti. Il principe si avvicinò alla donna, e fu quasi abbaglia­to dalla sua incantevole bellezza. La pelle della schiava era straordinariamente liscia, il suo portamento mae­stoso ed elegante, come quello d'una regina.
«Non puoi restare qui. La foresta è piena di insi­die» disse il principe alla schiava.
Insisté poi perché la ragazza lo accompagnasse al palazzo, e promise di ricompensarla. Per molti giorni il principe non si separò dalla schia­va, e trascurò i favori delle altre cortigiane. Sembrava vivere soltanto per lei: mentre ne contemplava lo sguar­do assente, l'uomo provava un piacere indescrivibile. Ma una tale felicità non doveva durare a lungo.
Un giorno la ragazza cominciò ad accusare strani sintomi. La sua salute, che tanto contribuiva a ren­derla bella ed affascinante, sembrava abbandonarla sempre più, di giorno in giorno. "Cosa può esserle accaduto? Perché soffre così? De­vo fare qualcosa per aiutarla" diceva tra sé il principe.
Poiché le condizioni della ragazza si facevano preoccupanti, l'uomo decise di consultare i migliori medici della regione. «Dovete assolutamente scoprire che malattia ha. E guarirla. Per me questa donna è la luce degli occhi, il senso della vita»
«Non preoccupatevi, maestà. Conosciamo ogni ma­lattia e non tarderemo a individuare, anche in questo caso, il rimedio opportuno» promettevano i dottori. Tuttavia, malgrado la loro perizia e competenza, essi non riuscirono a capire che tipo di malattia avesse la ragazza. Non esistendo una diagnosi, era impossibile prescrivere una terapia. Il principe era disperato. Nel frattempo la malat­tia sembrava peggiorare, e la ragazza era sempre più scarna. Il principe era un sincero devoto dell'islamismo, e nella sua preghiera quotidiana supplicava Dio di soc­correre la giovane schiava. Finalmente Àllah ascoltò la sua richiesta, e inviò al palazzo reale un medico importante, uno scienziato famoso per aver guarito ogni malattia esistente sulla faccia della terra.
«Maestà, chiedo di visitare l'ammalata! Stamatti­na Dio mi ha esortato a recarmi qui, perché risolves­si il caso che vi preoccupa tanto» disse il medico.
L’uomo fu condotto nelle stanze della ragazza, ed emise subito la diagnosi. «I miei illustri colleghi, che prima di me hanno vi­sitato questa giovane, non sono riusciti a comprenderne le condizioni. Hanno fatto mille ipotesi, tutte inattendibili. In realtà, la situazione è semplice e complessa nello stesso tempo, perché questa ragazza soffre del­la malattia d'amore. Sta ora al principe determinare la gravità, o la leggerezza, del caso... Prima che fosse condotta a questa corte, la ra­gazza s'era probabilmente innamorata di qualcuno. Ora, l'assenza dell'amato ha prodotto in lei questo stato di turbamento e prostrazione.»
Il principe era sbigottito, poiché la notizia gli giun­geva del tutto inattesa. Tuttavia, tenne conto delle in­dicazioni del medico, e aprì un'inchiesta sul caso. Dopo accurate indagini, gli investigatori scoprirono che l'oggetto delle attenzioni della ragazza era un giovane orafo di Samarcanda. La schiava lo aveva vi­sto un giorno, in piazza del mercato, e dà allora ave­va provato una fortissima attrazione per quest' uo­mo, desiderandolo ardentemente giorno e notte. Ma la ragazza era molto riservata, e non aveva parla­to al principe della sua passione. Non sarebbe stato bel­lo ripagarne le attenzioni con rivelazioni incresciose. Il principe era disperato, e soffriva nel vedere la ra­gazza deperire di giorno in giorno. D'altra parte non voleva nemmeno perderla, per cederla a un altro.
«Cosa posso fare?» domandò l'uomo allo scienziato che aveva individuato la natura della malattia. «Benché sia spiacevole per voi, maestà, non c'è al­tro da fare che esaudire i desideri della ragazza. So che ne siete innamorato, ma credetemi... Se la sua sa­lute vi sta a cuore, potrete restituirgliela solo così. As­secondate le volontà della vostra schiava, permetten­dole di godere della compagnia del suo amante, e attendete gli sviluppi della situazione» rispose il medi­co, che era anche un saggio, e sapeva quel che diceva.
Il principe dovette ammettere che il medico aveva ragione: la ragazza stava deperendo sempre più e non c'era tempo da perdere. «Andate a Samarcanda, prelevate l'orafo Tal dei Tali, e conducetelo qui il più in fretta possibile» or­dinò il principe ai suoi uomini. Essi obbedirono, e condussero l'orafo al palazzo. «Cosa volete da me? Perché mi avete portato qui? Non ho fatto nulla di male, e non ho mai offeso il principe!» chiedeva angosciato il giovane.
Il principe apparve al cospetto del prigioniero, dicendogli: «Non hai nulla da temere. Devi soltanto obbedire ­ai miei ordini, e sposare la fanciulla che ora ti pre­senterò.» L'orafo temeva un inganno, ma quando vide la futura sposa abbandonò ogni dubbio, e fu ben lieto di assecondare il suo sovrano. «Questa fanciulla è incantevole, maestà. Benché, co­me vedo, sia molto malata. Ma perché volete che io...» Il principe lo interruppe: «Non preoccuparti. E sposala subito, prima che sia troppo tardi»
La malattia aveva profondamente prostrato la ra­gazza, intaccandone la bellezza. Tuttavia, restava an­cora in lei un fascino sottile, che l'orafo poté percepi­re e a cui non riuscì a sottrarsi. Subito dopo la celebrazione delle nozze, la coppia visse giorni felici. Come per incanto la schiava si riprese dalla malattia; riacquistando i tratti gentili d'un tempo. In ogni momento di intimità, i due amanti si scambia­vano frasi appassionate. Un dolce richiamo sensuale li spingeva l'uno nelle braccia dell'altro. Non c'è che dire: diagnosi e terapia erano proprio azzeccate!
Ma un uomo era molto infelice: il principe, triste e afflitto, camminava nella sua stanza senza darsi pa­ce. La sua solitudine era un fardello insopportabile: proprio ardua da sopportare, in contrapposizione al­la felicità della schiava e dell'orafo, finalmente uniti.
"Sapevo che mi sarei sentito così. Ho fatto male ad assecondare i desideri della mia schiava" pensava il principe... Dopo circa sei mesi, il medico che si era rivelato il più accorto ebbe un'idea. «Principe, ho trovato un modo per alleviare la vo­stra solitudine. D'altra parte, qualcuno ne soffrirà.» Lo scienziato, che era, anche un 'alchimista, pre­parò nel suo laboratorio una droga potente. La sera stessa, mentre cenava con la coppia di amanti, versò il filtro nel boccale dell'orafo. Il giovane accusò una strana stanchezza, e dovette ritirarsi nella sua stanza. Dopo pochi istanti, la pozio­ne agì: la vittima cominciò a perdere forza e vitalità, ma senza soffrire. I muscoli si fecero meno turgidi e s'afflosciarono, mentre il viso del giovane cambiava.
«Cosa mi sta accadendo? Sono diventato improv­visamente... vecchio! Ho moltissime rughe! Non so­no più io!» constatò amaramente l'orafo. Ormai stentava a riconoscesi, e infatti sembrava proprio un'altra persona. Nel frattempo la cena era terminata, e la giovane sposa entrò nella sua camera per abbracciare come ogni notte l'incantevole marito. Ma quella volta ebbe una spiacevole sorpresa.
«E... tu chi sei? Dov'è mio marito?» La giovane vide nella stanza uno sconosciuto, dal­l'aspetto sgradevole, e a stento seppe trattenere un moto di disgusto. «Sono io l'uomo che cerchi.. Però sono cambiato, e non so perché! Ti prego di ,credermi!» rispose lo sventurato. Dopo un attimo di sbigottimento, la ragazza prese atto della situazione. Il mostro ripugnante che aveva davanti era proprio suo marito, l'orafo di Samarcanda che un tempo aveva destato nel suo cuore un'ardente passione.
L’alchimista era riuscito nel suo intento: d'ora in poi la vita della coppia non sarebbe stata più la stessa. Il decadimento fisico dell'orafo ebbe gravi conse­guenze. In brevissimo tempo gli sguardi d'amore del­la ragazza scemarono, fino a svanire del tutto. Malgrado ciò nel cuore della schiava stava nascen­do una piacevole sensazione.
"Non so proprio cosa mi stia succedendo. È come se entrassi in un nuovo mondo" pensava la giovane. È difficile descrivere cosa provasse la ragazza. In certi momenti si sentiva attratta dal principe. Que­st'ultimo, che non aveva mai smesso di desiderarla, le andò incontro, per amarla. La giovane comprese improwisamente la propria situazione. "Tutta la mia esistenza è trascorsa invano. Non so­no che una ragazza frivola, interessata alle bellezze mondane, e all'esteriorità. "Per questo mi sono invaghita del giovane orafo: era stata la sua bellezza a turbarmi. "Ma ora capisco che dietro la vita materiale ce n'è un'altra, e sarà il principe a farmela conoscere!
"Ora posso aprirmi a una nuova esistenza. Sento per la prima volta che non sono attratta dalla bellez­za fisica, bensì dall’interiorità di quest'uomo!" con­fessò a se stessa la ragazza.
Da quel momento fu sinceramente interessata alla persona del principe, al suo mondo interiore e alle fre­quenti solitudini. La bellezza della ragazza divenne più sottile, fino ad assumere sembianze uItraterrene. E solo in quell'istante la giovane capì di non essere più una schiava. Era libera per sempre, ormai.

Tratto da   "Il canto del derviscio. Parabole della sapienza Sufi"

Jalaludin Rumi (wiki

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Scritto da Nith (del 22/03/2007 @ 07:52:24, in Arte Cultura, linkato 1400 volte)
http://www.poco.it/public/yazoo_only_you.gif

Gli Yazoo sono una band dei primissimi anni ottanta. Composta peraltro da un duo particolare. Vince Clarke, che aveva appena lasciato i Depeche Mode, ed Alison Moyet. Insieme agli Eurythmics furono i primi gruppi del sinth-pop a riscoprire il folk "nero" e a trapiantarlo in un contesto elettronico. Una costola dei Depeche, quella di Clarke, intenta a lavorare sull'arrangiamento elettronico di sottofondo, ed una voce, quella di Alison, il ruolo più rilevante in questo caso, passionale e da grande cantante nera. il brano che potete ascoltare è Only you, che insieme a Don't go, batteva le classifiche quando avevo 12 anni, nel 1982... Ciao!

clicca su play in fondo all'articolo per ascoltare la canzone

Only you


Looking from a window above, it's like a story of love
Can you hear me
Came back only yesterday I'm moving further away
Want you near me

All I needed was the love you gave
All I needed for another day
And all I ever knew
Only you

Sometimes when I think of her name when it's only a game
And I need you
Listen to the words that you say it's getting harder to stay
When I see you

Chorus

This is going to take a long time and I wonder what's mine
Can't take no more
Wonder if you'll understand it's just the touch of your hand
Behind a closed door

Chorus

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Scritto da Nith (del 20/03/2007 @ 15:40:07, in Arte Cultura, linkato 1381 volte)
La pantomima è una rappresentazione scenica muta, di origine classica, in cui l’azione è espressa da movimenti mimici e dalla danza, talvolta con accompagnamento musicale e commento narrativo.
L'uso della parola pantomima in Italia risale ai tempi di Augusto Imperatore quando i primi attori scenici venuti dall'Etruria non potevano usare la parola per farsi capire dai Romani.
Le scene rappresentate erano quasi sempre di natura oscena e scabrosa ed è per questo che i pantomimi erano tenuti per gente immorale e spregievole e, spesso, corruttori dei pubblici costumi e in quanto tali venivano a volte colpiti da bando.

In senso figurativo la "pantomima", oggi, vuol dire fare d'accordo qualcosa per ingananre altrui.

Il video che vi propongo è un pò datato ma lo spettacolo è veramente affascinante. Lui si chiama Jerome Murat. Buona visione!
 
Scritto da Nith (del 18/03/2007 @ 21:03:45, in Arte Cultura, linkato 3717 volte)

clicca su play in fondo all'articolo per ascoltare la canzone

All around me are familiar faces
Worn out places
Worn out faces

Bright and early for their daily races
Going nowhere
Going nowhere

Their tears are filling up their glasses
No expression
No expression

Hide my head I want to drown my sorrow
No tomorrow
No tomorrow

And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very very
Mad world
Mad world

Children waiting for the day they feel good
Happy birthday
Happy birthday

Made to feel the way that every child should
Sit down and listen
Sit down and listen

Went to school and I was very nervous
No one knew me
No one knew me

Hello teacher tell me what’s my lesson
Look right through me
Look right through me

And I find it kind of funny
I find it kind of sad
The dreams in which I’m dying
Are the best I’ve ever had
I find it hard to tell you
I find it hard to take
When people run in circles
It’s a very very
Mad world
Mad world
enlarged in your world
Mad world


Gary Jules - Michael Andrews

traduzione testo

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Scritto da Nith (del 28/02/2007 @ 15:03:12, in Arte Cultura, linkato 1541 volte)

Uzumè che danza prende ispirazione da una storia narrata nell'antico testo giapponese Kojìki (Raccolta di antichi eventi)

La dea del sole. Amaterasu, offesa dal fratello, si rinchiuse nella caverna rocciosa e le divinità del cielo, preoccupate per il buio improvviso, affidarono a Uzumè, la danzatrice sacra, il compito di riportare il sole sulla terra. La danza di Uzumè suscitò l'ilarità delle divinità e la curiosità di Amaterasu, che dischiuse la porta della caverna e i suoi raggi tornarono ad illuminare il cielo.
La danza ristabilisce l'equilibrio cosmico e consente di percepire le energie dell'universo; accompagnata dal canto e dalla musica è uno strumento rituale e cerimoniale capace di disperdere le illusioni nell'eterna lotta contro l'oscurità.
Uzumè che danza è un omaggio all'energia femminile e alla simbologia solare delle diverse culture; dal Medio all'Estremo Oriente, dall'Africa all'Australia

uno spettacolo di
Maria Grazia Sarandrea

Ideazione, regia e coreografia

Maria Grazia Sarandrea

Assistente alla coreografia
Basia Wajs

Musica
Barbara Eramo, Laura Inserra

Costumi
Enrica Barbano

I
nterpreti
Annalisa Borella, Giovanna Caputi, Cristina Pensiero, Maria Grazia Sarandrea, Basia Wajs

Venerdì 30 marzo alle ore 2100 presso il teatro Italia in via Bari 81 a Roma

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Scritto da Nith (del 26/02/2007 @ 19:56:52, in Arte Cultura, linkato 1321 volte)


Nel periodo invernale, che volge quasi alla fine, ci si rifugia volentieri in un cinema. Per scampare ad un acquazzone improvviso oppure perchè il film ci ha in qualche modo "stuzzicato". Sabato mattina mi sono andato a vedere "La vita segreta delle parole".
Vedo volentieri dei bei film e sono appassionato di cinema d'autore, di film di qualità, a prescindere se siano leggeri o più impegnativi. Bè, non esagero se dico che La vita segreta delle parole, un film della regista Isabel Coixet, è veramente bello, ricco ed estremamente emozionante. La trama potete leggerla qui.
Il titolo del film da anche il nome ad una bellissima iniziativa del Comune di Roma per i dieci anni di Biblioteche di Roma. Si tratta di una serie di appuntamenti, che vanno dal 20 febbraio fino al 25 maggio, in cui si vuole dare, attraverso la visione del film e non solo, al silenzio la valenza di "una culla", come riportato nell'opuscolo dedicato, e non di "un luogo di arresto", del lungo viaggio della parola. Le tappe fondamentali sulle quali si articola questo sentiero sono appunto silenzio, bene, empatia, dolore, allegria.
Personalmente, in generale, non amo rivedere i film, invece questo si, è assolutamente da rivedere, da ripercorrere. Forse perchè inserito nel contesto di cui sopra, forse perchè sa emozionare e commuovere profondamente (parlo anche per gli altri spettatori della sala), forse perchè questo film è la rappresentazione di una capacità intrinseca dell'amore di rovesciare dei piani riportando l'armonia ed il fluire li dove le esperienze ed i relativi condizionamenti più forti hanno lasciato dei segni. Attraverso un processo ed una esperienza emozionale, affettiva e cognitiva reciproca che appunto ha la forza del mutamento. Buona visione!

"Ci auguriamo che questi nomi siano in grado di mettere in luce altri temi cruciali: passività, trauma …o ancora
luce, giustizia, verità, ascolto" tratto dalla presentazione ufficiale del progetto.

Il programma completo della manifestazione.

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Scritto da Nith (del 17/12/2006 @ 10:07:24, in Arte Cultura, linkato 2074 volte)
Con l'avvicinarsi delle feste natalizie si avverte per le vie un'at­mosfera elettrizzata, un desiderio di vacanza, di giochi, di incontri, di pranzi e soprattutto di regali. Qualche moralizzatore l'attribuisce alla smania di consumi che sarebbe indotta artificialmente da chi ha interesse a rastrellare la provvidenziale tredicesima. C'è invece chi ne critica l'atteggiamento poco consono alla festa cristiana, se non addirittura neopagano. In effetti, questa atmosfera non si ispira certo al Natale cristiano se non per una coincidenza di date. È dovuta invece al radicamento nel­la psiche di archetipi che originano comportamenti costanti in occa­sione delle feste che chiudono un ciclo e ne aprono un altro segnando la fine di un anno e l'avvento di uno nuovo: comportamenti che espri­mono la volontà conscia o inconscia di un totale rinnovamento.

La volontà di rigenerazione si è espressa nel mito dell’eterno ritor­no, presente in quasi tutte le tradizioni, che narra della distruzione pe­riodica dell'universo e dell'umanità cui seguirà un nuovo universo e una nuova umanità. Questo ciclo potrebbe essere paragonato a un Grande Anno rispecchiato e simboleggiato da quello solare. Come il Grande Anno comincia con una creazione, continua con un'esistenza che è la storia del suo progressivo degenerare, e si conclude con un ri­torno al caos, così l'anno, solare nasce e si sviluppa nel corso dei mesi impoverendosi giorno dopo giorno fino alla sua morte nel caos, in un generale"'rimescolamento: per poi nascere nuovamente. Nei periodi di passaggio da un anno all'altro, come già si è spie­gato, si sono sempre svolti riti e cerimonie di purificazione e di espulsione di demoni con lo scopo di sopprimere il passato con i suoi drammi, mali e peccati. E per mimare il caos della fine, la fusio­ne di tutte le forme nella vasta unità indifferenziata, si manifestano comportamenti orgiastici e intermezzi carnascialeschi fino al rove­sciamento dell'ordine normale. Nella Roma antica questo periodo cominciava con la festa dei Saturnali sulla cui allegra «con-fusione» regnava il mitico dio dell'età dell'oro, Saturno.

I Saturnali venivano celebrati lietamente per una settimana, fra il 17 e il 20 dicembre, e, in epoca imperiale, continuavano fino al 24 conglobando altre feste. Durante quei giorni, come in ogni periodo di caos rituale, la gente si scambiava i ruoli: ad esempio i padroni servivano gli schiavi. Inoltre si permetteva il gioco d'azzardo che, proibito durante il resto dell'anno, era originariamente un atto ritua­le in stretta connessione con la funzione rinnovatrice di Saturno il quale distribuiva le sorti agli uomini per il nuovo anno; sicché la for­tuna del giocatore non era legata al caso ma al volere della divinità. Per questo motivo durante i Saturnali ti giocava con la tavoletta, una specie di dama su cui si muovevano minuscole quadriglie d'avorio a imitazione degli spettacoli del circo; oppure ai calcoli, trentadue pedine d'avorio o vetro o metallo, distinte per il colore in due gruppi e usate per un gioco simile agli scacchi/in cui si doveva evitare che la pedina restasse circondata e quindi, catturata. Il ricor­do sbiadito di quei giochi è l'attuale tombola che si usa nel giono di Natale. Anche le statuette d'argilla che ci si scambiava come doni durante la festa erano collegate al gioco divino: simboleggiavano gli uomini che vi erano raffigurati, mentre le candele di cera, anch'esse dorate, alludevano alla luce che miticamente aveva portato Saturno con l'età dell' oro.

Oggi a Natale sono scomparsi i comportamenti carnascialeschi dei Saturnali mentre è più viva che mai l'usanza delle strenne che i Romani offrivano al primo dell'anno, in un periodo collegato al rin­novamento annuale. Nell' Antichità le strenne erano costituite da ra­metti di una pianta propizia che si staccavano da un boschetto sul­la via Sacra, consacrato a una dea di origine sabina, Strenia, apportatrice 'di fortuna e felicità. Secondo Varrone «quasi fin dalle prime origini della città di Roma si adottò l'uso delle strenne istituito da Tito Tazio, il quale per prime prese come buon auspicio per l'anno nuovo il ramoscello di una pianta propizia [arbor felix] dal bo­sco della dea Strenia». Poi, poco a poco, si chiamarono strenae anche doni dì vario genere e addirittura monete.

La strena è dunque l'antenata, per così dire, dei regali di Natale, detti appunto strenne, e anche delle mance natalizie. Queste ultime così furono cristianamente interpretate in epoca barocca:
«Suol darsi la Mancia in queste santissime Feste di Natale in memoria della gran liberalità del N. Sig. Dio, il quale diede se stesso a tutto il mondo, e in memoria di quella gran Mancia della Pace, che dagli Angeli nella Natività di esso fu data e annunciata in terra a tutti gli uomini e per caparra ancora del preziosissimo sangue ch' egli era per cominciare a spargere nel giorno della Sua Santissima Circoncisione, il quale doveva poi versare affatto nella sua Passione sul duro legno della Croce».Alberto de Gubernatis – Storia Comparata degli usi natalizi in Italia e presso gli altri popoli indo-europei.

Tratto dal lunario di Alfredo Cattabiani

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Scritto da Oso (del 12/10/2006 @ 12:51:58, in Arte Cultura, linkato 2155 volte)

L’Immacolata Concezione è la sontuosa opera di André Breton e Paul Éluard scritta in quindici giorni durante l’estate del 1930 e pubblicata nel novembre dello stesso anno.
Lo scopo del lavoro era ambizioso: dimostrare che non esiste differenza sostanziale tra i modi d’espressione cosiddetti “letterari” e quelli provocati spontaneamente da stati mentali alterati. L’opera rivela anche le capacità creative della follia nel campo della poesia facendo ammettere che la follia è una virtualità generale dello spirito.
Per gli autori si trattava, in sostanza, di provare che lo spirito educato poeticamente nell’uomo normale è capace di riprodurre nei sui grandi tratti le manifestazioni verbali più paradossali.
L’Immacolata Concezione rimane una pietra miliare del Surrealismo, che troverà espressione in tutti i campi artistici e creativi, a cominciare da Salvador Dalì, tra l’altro autore dell’illustrazione sulla copertina della prima edizione. Il Surrealismo costituisce l’anticamera del Dadaismo, la cui nascita coincide con il ripudio ed il disconoscimento di Tristan Tzara da parte dello stresso Breton dal movimento surrealista. Seguendo il motto “la poesia è di tutti”, Tzara propose la creazione estemporanea di poesie tramite l’estrazione di parole da un cappello, ricercando metodi di scrittura automatici, collage testuali, che poi ispireranno le tecniche di cut-up tanto care a Brion Gysin e William S. Burroughs.
Sono uno dei pochi possessori di questo libro, oggi praticamente introvabile. L’ultima copia presente sul territorio di Roma l’ho acquistata la settimana scorsa, 25 euro, edizioni Gallino, un libro rarissimo e praticamente esaurito.
L’mmacolata concezione è diviso in due sezioni: l’Uomo e il Giudizio originale. Ne riporto alcuni estratti.
 
L’Immacolata Concezione
 
Un giorno compreso fra due altri e, come al solito, non c’è notte senza stelle, il lungo ventre della donna si gonfia, è una pietra e la sola visibile, la sola vera, nella cascata. Tutto quel che si è tante volte sfasciato, si sfascia ancora una volta, tutto quel che il lungo ventre della donna ha tante volte intrapreso – di serbare il suo piacere più puro del gelo di sentirsi assente da se stesso – ancora una volta prende inizio. C’è da non sentire il fiato di una bestia feroce a un passo di distanza. Non è il dono che si vorrebbe fare di una sola moneta di quel tesoro dissepolto che non è la vita che si vorrebbe aver ricevuto, perché anche il lungo ventre della donna è il suo ventre e il sogno, l’unico sogno è non esser nati. La notte abituale è più che sufficiente. E l’ignoranza vi trova perfettamente il suo tornaconto. Essa non interrompe l’amore che non si corica né si alza. Abbiamo soffiato sulla brace, ci siamo guardati in faccia fino a perderci di vista. Solo un momento fa, solo un momento… Ciascuno di noi era soltanto se stesso…
 
La Vita Intrauterina
Non esser nulla. Di tutti i modi che il girasole ha di amare la luce, la nostalgia è l’ombra più bella sulla meridiana. Ossa incrociate, parole incrociate, volumi e volumi di ignoranza e di scienza. Da dove cominciare? Il pesce nasce da una spina, la bertuccia da una noce. L’ombra stessa di Cristoforo Colombo ruota sulla terra del fuoco, e non è più complicata dell’uovo…
 
La Nascita
Il calcolo delle probabilità si confonde con il bambino, nero come la miccia di una bomba messa sull’itinerario di un sovrano – che è l’uomo – da un anarchico individualista della peggior specie – che è la donna. La nascita non è altro, con questa sola eccezione, che uno spiazzo rotondo all’incrocio di più strade. Una simile aureola applicata al figlio dell’uomo e della donna non rischia certo di far sembrare meno insipide le fasce di topo che gli si preparano e la culla come una fogna in cui lo si verserà insieme all’acqua sporca e al sale dell’idiozia che ha fatto spiare la sua venuta come quella di una fenice obbediente…
 
La Vita
Dal fiore giapponese alla coscia di rana galvanizzata, bisognerà dormire a lungo prima di accorgersi del cambiamento. Dalla porta che è un corpo a corpo – fino alla finestra che è una mischia – il pavimento di legno è un pappagallo, il soffitto un corvo spaurito. C’è poi anche il ricordo dell’indomani, ricordo di avventure atroci in una caligine da impiccato. Egli sa che l’hanno denunciato, che una gabbia gli sta ormai intorno per impedirgli di gettarsi nell’inutile orologio che si è messo a segnare le ore. L’aurora di sera filtrata gli ricorda la limpida carne che, all’avvicinarsi dell’uomo, svanisce ogni volta in un fruscio di canne. Perché dovrà toccare a lungo la carne senza sentirla, e, quando la sentirà, sarà come le belve favolose che non pensano che alla libertà…
 
La Morte
Un amoerro di campagna nasconde nella sua trama una fornace di insetti. Da una mano all’altra, il furetto passa sotto forma di scorpione nella rete della malvagità. Venga, intraducibile fiorellino, da questa parte (si nasconde). Ehilà! Autista! (scende dal sedile e fugge). Aspetti eppure mi ricordavo un nome… Una palata di diamanti a chi mi riporterà il cane che ero! E non dimentico nulla. C’è ancora una bottiglia di sangue per chi si impegna a vivere con le immagini che ho rifiutato…
 
L’Amore
29. Quando la donna è accovacciata sul letto, davanti all’uomo in piedi contro il letto, è il gioco della pulce.
30. quando la donna è in ginocchio sul letto e guarda l’uomo in piedi contro il letto, è il vetiver.
31 quando la donna si inginocchia sul letto e volge le spalle all’uomo in piedi contro il letto, è il battesimo delle campane.
32. Quando la vergine è rovesciata all’indietro, il corpo violentemente arcuato e poggiato al suolo con i piedi e le mani, o meglio ancora i piedi e la testa, mentre l’uomo è in ginocchio, è l’aurora boreale
 
Il Giudizio Originale
Non leggere. Fissa le bianche figure disegnate dagli spazi fra le parole di diverse righe dei libri e trai da esse ispirazione.
Dà agli altri la tua mano da conservare
Se sanguini e sei un uomo, cancella l’ultima parola dalla lavagne.
Non bere acqua.
Vendi di che mangiare, compra di che morire di fame.
Fa loro la sorpresa di non confondere il futuro del verbo avere col passato del verbo essere.
Nel giorno stabilito calcolerai le dimensioni meravigliose dell’insetto foglia.
Sdraiati, alzati e ora sdraiati.
Scrivi l’imperituro sulla sabbia.
Contempla attentamente queste due case: nell’una sei morto e nell’altra sei morto.
Bussa alla porta, grida: Avanti, e non entrare.
 
 
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