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\\ PocoBLog : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Scritto da Nith (del 13/02/2007 @ 21:33:00, in Diario Pensieri Poesie, linkato 1434 volte)



Voglio che tu sappia
una cosa.
Tu sai com'è questa cosa:
se guardo
la luna di Cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco l'impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m'attendono.
Orbene,
se a poco a poco cessi d'amarmi
cesserò d’amarti a poco a poco.
Se d'improvviso mi dimentichi.
non cercarmi,
chè già ti avrò dimenticata.
Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.
Ma
Se ogni giorno,
ogni sera
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile
se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi
ahi, amore mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né dimentica
il mio amore si nutre del tuo
amore, amata,
e finché tu vivrai starà
tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.

Se tu mi dimenticassi (Pablo Neruda)


San Valentino, la festa degli innamorati e i proverbi di carnevale

Nel tardo Medioevo, quando il 14 febbraio corrispondeva in realtà alla fine del mese a causa,del calendario giuliano che anticipa­va rispetto all' anno solare, nacquero alcuni proverbi annunciare l'ormai vicina primavera. In questo periodo, la temperatura si è un poco intiepidita, gli uccellini cominciano a cantare sugli alberi e ad accoppiarsi sicché si diceva che «Per San Valentin la lodola fa il ni­do» e «Per San Valentino la primavera sta vicino». E siccome già fioriscono le siepi nei luoghi più riparati dalla tramontana, si coniò anche il proverbio: «Per San Valentino fiorisce lo spino».
San Valentino fu un vescovo di Temi, martire a Roma nel 273 durante la persecuzione di Aureliano e sepolto nella sua città, in una basilica che ancora oggi è meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. Il suo culto si diffuse durante il Medioevo in Europa, fino in Inghilterra, grazie ai benedettini che officiavano anche la sua basilica. E fu proprio in Francia e in Inghilterra che, grazie a una coincidenza ca­lendariale, sorse il suo patronato sui fidanzati e gli innamorati, seb­bene Valentino non li avesse in alcun modo favoriti o protetti. Poi­ché, verso il 14 febbraio, gli uccellini cominciavano ad accoppiarsi, nacque il proverbio «A San Valentino ogni valentino sceglie la sua valentina» e insieme con il proverbio la festa dei fidanzati che in Inghilterra, fin dal secolo XV, iniziarono a scambiarsi bigliettini tene­ramente scherzosi.
Siamo nel cuore del Carnevale che, cominciato secondò le zone o il 6 gennaio, all'Epifania, o il 17 gennaio, alla festa di Sant'Antonio aba­te, dura fino alla mezzanotte del martedì grasso nel rito romano e alla mezzanotte del sabato successivo in quello ambrosiano. Una vol­ta per i contadini era un periodo in cui si poteva prevedere il tempo futuro. Si diceva: «Carnevale al sole; Pasqua al fuoco, Carnevale al fuoco, Pasqua al sole», dove il fuoco indicava il caminetto e in senso traslato il brutto tempo. Una previsione che si basava sull' esperienza perché sappiamo bene che, se l'inverno è asciutto e sereno, probabil­mente nel periodo pasquale pioverà a dirotto o viceversa.
Un altro proverbio invita a scambiarsi visite e inviti: «Carnevale in casa d'altri e Natale in casa tua». Chi invece non nuota in buone acque e non ha né tempo né voglia di ridere bofonchierà: «In Carne­vale il povero a zappare». Ma vi è anche chi saggiamente non si la­scia amareggiare dalle ristrettezze ed esclama: «Per Berlingaccio chi non ha ciccia ammazza il gatto». È un proverbio toscano dove Ber­lingaccio, che deriva dal tedesco antico bretling, tavola, è sinonimo di giovedì grasso, ma anche per estensione di persona grassa, alle­gra, bene in carne. Carnevale è poi tempo di follie, scherzi e qeffe che si devono accettare di buon grado, come afferma il proverbio: «Di Carnevale ogni scherzo vale».
Sull' origine"e sul significato della parola numerose e çontrastanti sono le ipotesi. Secondo l'interpretazione più corrente deriverebbe 'dal latino ri1'édievale carni levamen, che significa «sollievo per la car­ne» e_dunque libertà temporanea concessa agli istinti più elementa­ri. Vi è anche,chi ha un'altra teoria"che derivi da carnes levare, cioè«togliere le carni», o da carni vale!; «carne addio!», perché una volta in questo periodo si esaurivano in orge gastronomiche le ultime scorte di carni prima della primavera.
Forse la prima ipotesi è la più esauriente poiché nell'immaginario medievale cristiano era la «carnalità» a trionfare prima della Quare­sima,"periodo di purificazione e penitenza come preparazione alla Pasqua. Tuttavia il Carnevale è la reinterpretazione cristiana di una festa di passaggio da un anno all'altro, che si ritrova in varie tradi­zioni orientali e occidentali, dai Saturnalia romani alle bacchiche An­testerie greche sino alle feste che precedevano l'equinozio primave­rile a Babilonia.

Alfredo Cattabiani

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Scritto da Nith (del 31/01/2007 @ 08:00:00, in PocoBLog, linkato 1379 volte)
Qualche giorno fa il mio dentista e amico Fabio, che saluto, mi ha mandato questa barzelletta via mail, bè... è davvero carina

Un rappresentante giunge nell'unico albergo di un paesino di campagna a mezzanotte passata, stanco morto. Il portiere gli comunica però che le stanze sono tutte occupate.
Il rappresentante allora gli allunga 50 euro sotto banco e gli chiede per favore di trovargli comunque una sistemazione.
Il portiere gli dice: Beh, in effetti un posticino ci sarebbe, però dovrebbe adattarsi a dormire in un letto matrimoniale assieme al cuoco, il quale russa come un mantice! Il rappresentante è talmente stanco che accetta la sistemazione. Appena arriva in camera si spoglia, entra nel letto dove il cuoco sta dormendo a pancia in giù, lo scopre, gli abbassa le mutande e gli schiocca un sonoro bacio sul culo.
La mattina dopo appena scende per la colazione il portiere gli chiede: Allora, come ha dormito? Le ha dato fastidio il russare del cuoco?
Il rappresentante: Ah, guardi, io ho dormito benissimo; il cuoco però è stato tutta la notte sveglio con gli occhi spalancati!!!
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Scritto da Oso (del 23/01/2007 @ 13:14:08, in Tecnologia, linkato 2163 volte)

 


Un post dedicato a tutti gli average-skilled photoshoppers ed affini.
Con semplici ritagli di selezioni e colpi di secchiello è possibile dare alle nostre foto digitali uno spettacolare effetto visivo: Out of Bounds, letteralmente “fuori dai bordi”.
Ho utilizzato la foto della mosca, visibile negli header di Pocoblog, per produrre un esempio di questa manipolazione.
Attenzione però, non tutte le fotografie sono idonee per l’Out of Bounds, se poi, già all’inizio, si prevede un tilt-shift (link) l’effetto è ancora più efficace.
Ecco un simpatico tutorial (link)
 
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Scritto da Nith (del 18/01/2007 @ 15:12:02, in Diario Pensieri Poesie, linkato 3716 volte)

Se riesci a mantenere la calma quando tutti attorno a te
la stanno perdendo e danno la colpa a te;
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
tenendo però nel giusto conto i loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare,
o essendo calunniato non rispondere con calunnie, 
o essendo odiato non dare spazio all'odio senza tuttavia sembrare troppo buono, 
nè parlare troppo da saggio;
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta e
trattare questi due impostori proprio allo stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto, 
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui;
o guardare le cose, per le quali hai dato la
vita, distrutte e umiliarti a ricostruirle con i tuoi
strumenti ormai logori;
Se sai fare un'unica pila delle tue vittorie e rischiarla
in un solo colpo a testa o croce e perdere, e
ricominciare di nuovo dall'inizio senza mai lasciarti
sfuggire una parola su quello che hai perso;
Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi
polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li
senti più e così a resistere quando in te non c'è più
nulla tranne la volontà che dice loro: "Resistete!"
Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua
onestà o passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale;
Se non possono ferirti né i nemici, né gli amici affettuosi;
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l'inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa, 
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa, e - quello che più conta - 
tu sarai un uomo, figlio mio

Rudyard Kipling (wiki)

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Scritto da Nith (del 16/01/2007 @ 09:16:19, in Diario Pensieri Poesie, linkato 1295 volte)
 
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Scritto da Nith (del 26/12/2006 @ 18:41:10, in Diario Pensieri Poesie, linkato 1298 volte)

Quando ero bambino amavo una ragazza della mia età che era un po' strabica. L'impressione che si formava attraverso la vista nel mio cervello, quando guardavo i suoi occhi smarriti, si collegava a tal punto alla mia passione amorosa che ancora molto tempo dopo, vedendo le persone strabiche, mi sentivo più incline ad amarle, per il solo fatto che avevano questo difetto, anche se ne ignoravo il vero motivo. Dopo che ci ho riflettuto sopra e ho scoperto trattarsi di un difetto, non ne sono rimasto più influenzato.

Cartesio

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Scritto da Nith (del 25/12/2006 @ 09:58:04, in Diario Pensieri Poesie, linkato 1705 volte)



"Le radici del cielo sono nel silenzio profondo e costante. Le radici del cielo sono fatte di un grande vuoto, poichè nel vuoto c'è energia, incalcolabile, vasta e profonda."
Jiddu Krishnamurti


[...e cominciò a viaggiare per il mondo esprimendo il suo pensiero, basato su una assoluta coerenza interiore e una indipendenza totale da qualunque tipo di organizzazzione.] (tratto da wiki.it)

Krishnamurti.it

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Scritto da Nith (del 17/12/2006 @ 10:07:24, in Arte Cultura, linkato 2395 volte)
Con l'avvicinarsi delle feste natalizie si avverte per le vie un'at­mosfera elettrizzata, un desiderio di vacanza, di giochi, di incontri, di pranzi e soprattutto di regali. Qualche moralizzatore l'attribuisce alla smania di consumi che sarebbe indotta artificialmente da chi ha interesse a rastrellare la provvidenziale tredicesima. C'è invece chi ne critica l'atteggiamento poco consono alla festa cristiana, se non addirittura neopagano. In effetti, questa atmosfera non si ispira certo al Natale cristiano se non per una coincidenza di date. È dovuta invece al radicamento nel­la psiche di archetipi che originano comportamenti costanti in occa­sione delle feste che chiudono un ciclo e ne aprono un altro segnando la fine di un anno e l'avvento di uno nuovo: comportamenti che espri­mono la volontà conscia o inconscia di un totale rinnovamento.

La volontà di rigenerazione si è espressa nel mito dell’eterno ritor­no, presente in quasi tutte le tradizioni, che narra della distruzione pe­riodica dell'universo e dell'umanità cui seguirà un nuovo universo e una nuova umanità. Questo ciclo potrebbe essere paragonato a un Grande Anno rispecchiato e simboleggiato da quello solare. Come il Grande Anno comincia con una creazione, continua con un'esistenza che è la storia del suo progressivo degenerare, e si conclude con un ri­torno al caos, così l'anno, solare nasce e si sviluppa nel corso dei mesi impoverendosi giorno dopo giorno fino alla sua morte nel caos, in un generale"'rimescolamento: per poi nascere nuovamente. Nei periodi di passaggio da un anno all'altro, come già si è spie­gato, si sono sempre svolti riti e cerimonie di purificazione e di espulsione di demoni con lo scopo di sopprimere il passato con i suoi drammi, mali e peccati. E per mimare il caos della fine, la fusio­ne di tutte le forme nella vasta unità indifferenziata, si manifestano comportamenti orgiastici e intermezzi carnascialeschi fino al rove­sciamento dell'ordine normale. Nella Roma antica questo periodo cominciava con la festa dei Saturnali sulla cui allegra «con-fusione» regnava il mitico dio dell'età dell'oro, Saturno.

I Saturnali venivano celebrati lietamente per una settimana, fra il 17 e il 20 dicembre, e, in epoca imperiale, continuavano fino al 24 conglobando altre feste. Durante quei giorni, come in ogni periodo di caos rituale, la gente si scambiava i ruoli: ad esempio i padroni servivano gli schiavi. Inoltre si permetteva il gioco d'azzardo che, proibito durante il resto dell'anno, era originariamente un atto ritua­le in stretta connessione con la funzione rinnovatrice di Saturno il quale distribuiva le sorti agli uomini per il nuovo anno; sicché la for­tuna del giocatore non era legata al caso ma al volere della divinità. Per questo motivo durante i Saturnali ti giocava con la tavoletta, una specie di dama su cui si muovevano minuscole quadriglie d'avorio a imitazione degli spettacoli del circo; oppure ai calcoli, trentadue pedine d'avorio o vetro o metallo, distinte per il colore in due gruppi e usate per un gioco simile agli scacchi/in cui si doveva evitare che la pedina restasse circondata e quindi, catturata. Il ricor­do sbiadito di quei giochi è l'attuale tombola che si usa nel giono di Natale. Anche le statuette d'argilla che ci si scambiava come doni durante la festa erano collegate al gioco divino: simboleggiavano gli uomini che vi erano raffigurati, mentre le candele di cera, anch'esse dorate, alludevano alla luce che miticamente aveva portato Saturno con l'età dell' oro.

Oggi a Natale sono scomparsi i comportamenti carnascialeschi dei Saturnali mentre è più viva che mai l'usanza delle strenne che i Romani offrivano al primo dell'anno, in un periodo collegato al rin­novamento annuale. Nell' Antichità le strenne erano costituite da ra­metti di una pianta propizia che si staccavano da un boschetto sul­la via Sacra, consacrato a una dea di origine sabina, Strenia, apportatrice 'di fortuna e felicità. Secondo Varrone «quasi fin dalle prime origini della città di Roma si adottò l'uso delle strenne istituito da Tito Tazio, il quale per prime prese come buon auspicio per l'anno nuovo il ramoscello di una pianta propizia [arbor felix] dal bo­sco della dea Strenia». Poi, poco a poco, si chiamarono strenae anche doni dì vario genere e addirittura monete.

La strena è dunque l'antenata, per così dire, dei regali di Natale, detti appunto strenne, e anche delle mance natalizie. Queste ultime così furono cristianamente interpretate in epoca barocca:
«Suol darsi la Mancia in queste santissime Feste di Natale in memoria della gran liberalità del N. Sig. Dio, il quale diede se stesso a tutto il mondo, e in memoria di quella gran Mancia della Pace, che dagli Angeli nella Natività di esso fu data e annunciata in terra a tutti gli uomini e per caparra ancora del preziosissimo sangue ch' egli era per cominciare a spargere nel giorno della Sua Santissima Circoncisione, il quale doveva poi versare affatto nella sua Passione sul duro legno della Croce».Alberto de Gubernatis – Storia Comparata degli usi natalizi in Italia e presso gli altri popoli indo-europei.

Tratto dal lunario di Alfredo Cattabiani

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Scritto da Nith (del 13/12/2006 @ 21:43:14, in Eventi, linkato 1395 volte)
giovedì 14 dicembre ore 21

Ari Hoenig Trio
Jean-Michel Pilc pianoforte
Johannes Weidenmueller contrabbasso
Ari Hoenig batteria
Ingresso euro 10


Listen to mp3s from the Ari Hoenig's home page

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Scritto da Nith (del 09/12/2006 @ 14:08:08, in Diario Pensieri Poesie, linkato 1197 volte)



Lei era molto discinta, io quasi quanto lei.
Io avevo la mano deve lei non aveva niente,
lei aveva messo la sua dove io, invece,
avevo qualcosa.
No so come finimmo uno sopra l'altro,
e siccome io non l'aiutavo
in quella curiosa posizione,
toccò a lei far tutto.

Denis Diderot

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