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\\ PocoBLog : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Scritto da Nith (del 13/05/2007 @ 22:06:49, in Viaggi, linkato 15665 volte)
Quale giornata migliore, in fatto di clima, per passare una giornata tra le campagne e le colline dell'agro Pontino? Precisamente a Bassiano, tra Sezze e Sermoneta, ho fatto qualche scatto in un meraviglioso agriturismo, dalla rigorosa cucina casareccia, dove a farla da padroni sono capre, tortore e conigli...Per fortuna non solo in cucina. Ciao!





















postilla: esiste anche una canzone di Claudio Lolli che si intitola "dalle capre". Potete leggerne il testo, alla fine del post, e ascoltarla. E' tratta dall'album "Canzoni di rabbia" del 1975 ed è.. dedicata a tutti i secondini che, come è noto, venivano reclutati tra i ceti sociali più bassi, nelle campagne appunto, dove la cultura ma soprattutto l'autonomia di pensiero era quasi inesistente. Una "guardia" infatti non deve pensare ma ubbidire...
 

Lo so, lo so che vieni dalle capre, fin qui a fare questo bel mestiere.
Lo so che forse neanche a te poi piace, di vivere facendo il carceriere.
Perchè si sa i coglioni che ti fanno, per darti un po' di libera uscita.
Perchè si sa che razza è di vita, e vino e pane è quello che ti danno.
E poi ... se a casa noi non ci torniamo più, dentro tutta la vita ci sei anche tu, dentro tutta la vita ci sei anche tu.
Lo so, lo so ti han dato la divisa, cioè un vestito buono e senza odori.
Lo so ti han detto guarda di far bene, perchè portare questa è un onore.
Lo so, lo so ti han dato per la testa, l'idea che c'è qualcosa da salvare.
E che chi sbaglia poi deve pagare, evviva l'Italia e la giustizia è questa.
Però ... se a casa noi non ci torniamo più, dentro tutta la vita ci sei anche tu, dentro tutta la vita ci sei anche tu.
Lo vedo che la faccia ti diventa, giorno per giorno sempre più carogna.
Man mano che la vita si consuma, tutto il tuo tempo dentro a questa fogna.
Lo vedo che la faccia ti diventa, giorno per giorno sempre più smarrita.
Man mano che ti accorgi che ti manca, proprio la chiave della tua vita.
Perchè ... se a casa noi non ci torniamo più, dentro tutta la vita ci sei anche tu, dentro tutta la vita ci sei anche tu.
Per quelli come te la strada è una, puoi prenderla di giorno o di sera.
O ladro o carceriere che finisci, comunque vai a finire in galera.
Finisci a far la guardia a un tuo compare, per quattro soldi un po' di vino e pane.
Finisci che se prima eri pastore, ti trovi dopo a fare solo il cane.
E poi ... se a casa noi non ci torniamo più, dentro tutta la vita ci sei anche tu, dentro tutta la vita ci sei anche tu.

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Scritto da Nith (del 12/05/2007 @ 15:17:31, in Diario Pensieri Poesie, linkato 1886 volte)

La felicità è a un passo

se non ci dormi dentro

e trovi il giusto equilibrio;

Come l’anello di Gollum

la felicità c’insegna

a gestire il potere,

ancor prima che conferito

segreto ed anelato;

L’immagine del giusto

è più forte del giusto

e il giusto è più forte

di chi immaginazione non ha,

quella che prima devi uccidere

per trovare te stesso

e rimetterti in campo

con armi nuove

mai viste

che danno potere

potere giusto

potere su te stesso

potere e serenità

palce, calma,

come un mare che

fluttua onde meravigliose

ognuna irrepetibile

come le nuvole

come la vita

come te

(Carminio Scuro)

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Scritto da Nith (del 11/05/2007 @ 15:38:59, in PocoBLog, linkato 5258 volte)


Chi della mia generazione non ricorda i mitici album di figurine edite dalla Panini? I più gettonati erano gli album dei calciatori, con le quali figurine si giocava a scuola a "ce l'ho, mi manca", tenendo fieri in mano il proprio mazzetto da collezione, con gli affezionati doppioni che servivano per rimediare la desiderata figurina mancante a completare il proprio album.
C'earno però anche i cartoni animati più in voga in quegli anni come Capitan Harlock, Heidi, Nick Carter e Remi. A quest'ultimo, peraltro oltrmodo triste, ero particolarmente affezionato. Nella mia collezione dell'epoca ricordo l'album dell' insuperabile personaggio di Sandokan, tratto dal film a puntate con Kabir Bedi, trasmesso in quegli anni dalla Rai e che a sua volta era ispirato dai racconti di Emilio Salgari
La cosa che tuttavia mi affascina di più e che non smette di evocare ricordi passati, belli e lontani, propri di quel periodo, è il caratteristico odore delle figurine stesse, della loro colla, che con minuziosa attenzione andavamo ad appiccicare sul nostro amato e personalissimo album della Panini.
Dite la verità, non sono venuti anche a voi, alla mente, tutta una serie di immagini e ricordi passati della vostra primissima adolescenza? ...Aiutatevi con l'immagine che ho composto..

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Scritto da Haiah (del 04/05/2007 @ 11:28:02, in Eventi, linkato 1345 volte)

Il link al sito dell'Associazione Culturale Controchiave di Roma
Il link alla presentazione dello spettacolo Non mi sentivo tra amici

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Scritto da Nith (del 03/05/2007 @ 07:40:53, in Eventi, linkato 1113 volte)

Dal 4 maggio prende il via, a Roma, la sesta edizione del Tekfestival che racchiude la produzione internazionale di cinema indipendente e sociale.
Il tema di quest'anno è Ai confini del mondo... dentro l'occidente. Ottanta pellicole tra film e documentari e moltissime prime. Nelle otto sezioni e nei percorsi visuali la globalizzazione; la diversità etnica; la diversità religiosa; la diversità sessuale; le guerre permanenti; la vita quotidiana. E ancora workshop, incontri, mostre e feste. La sezione Phag off, che torna quest'anno, esplora gli orientamenti sessuali.
Apre l'iniziativa, domani 4 maggio, il film Berlino sinfonia di una grande città, del 1927, di Walter Rutmann, alle 20.30 al cinema Farnese in Campo de' Fiori.
Sono molto incuriosito da Jesus Camp, era candidato all'Accademy Awards 2007 (Oscar) come miglior documentario ma gli hanno preferito An inconvenient truth, protagonista Al Gore che vuole salvare la terra. Jesus Camp invece è un agghiacciante documentario sul campo estivo per bambini organizzato in North Dakota dalla predicatrice evangelica Becky Fischer. Becky fa parte della National Association of Evangelicals che rappresenta circa trenta milioni di persone e che fino a poco tempo fa era guidata dal predicatore fondamentalista Ted Haggard (il sacerdote ammise qualche mese fa di pagare un gigolò). Jesus Camp verrà trasmesso, sempre domani 4 maggio, alle 22.30 al cinema Farnese (vedi il trailer).
Ospiteranno l'iniziativa il cinema Farnese in Piazza Campo de' Fiori e il cinema Trevi in vicolo del Puttarello, 25. Per l'occasione i due cinema saranno collegati da un'apposita navetta.
Il festival chiuderà il 10 maggio. Buon divertimento e buona visione!

Vai al programma completo del Tekfestival 2007

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Scritto da Nith (del 02/05/2007 @ 07:52:27, in Arte Cultura, linkato 3197 volte)


Un principe persiano, col suo seguito di cortigiani, stava facendo una battuta di caccia. La preda era or­mai raggiunta quand'ecco, improvvisamente, l'atten­zione del principe fu attratta da lievi movimenti furti­vi, provenienti da un cespuglio. Egli fermò il cavallo e scoprì che dietro il fogliame si celava una donna.
«Cosa fai qui? Chi sei?» le domandò il principe. Intimidita, la donna rispose che era una schiava. «Sono libera per miracolo. Vi prego, non fatemi del male!»
Una gamba della fanciulla era stretta da una cate­na, che le rendeva difficili i movimenti. Il principe si avvicinò alla donna, e fu quasi abbaglia­to dalla sua incantevole bellezza. La pelle della schiava era straordinariamente liscia, il suo portamento mae­stoso ed elegante, come quello d'una regina.
«Non puoi restare qui. La foresta è piena di insi­die» disse il principe alla schiava.
Insisté poi perché la ragazza lo accompagnasse al palazzo, e promise di ricompensarla. Per molti giorni il principe non si separò dalla schia­va, e trascurò i favori delle altre cortigiane. Sembrava vivere soltanto per lei: mentre ne contemplava lo sguar­do assente, l'uomo provava un piacere indescrivibile. Ma una tale felicità non doveva durare a lungo.
Un giorno la ragazza cominciò ad accusare strani sintomi. La sua salute, che tanto contribuiva a ren­derla bella ed affascinante, sembrava abbandonarla sempre più, di giorno in giorno. "Cosa può esserle accaduto? Perché soffre così? De­vo fare qualcosa per aiutarla" diceva tra sé il principe.
Poiché le condizioni della ragazza si facevano preoccupanti, l'uomo decise di consultare i migliori medici della regione. «Dovete assolutamente scoprire che malattia ha. E guarirla. Per me questa donna è la luce degli occhi, il senso della vita»
«Non preoccupatevi, maestà. Conosciamo ogni ma­lattia e non tarderemo a individuare, anche in questo caso, il rimedio opportuno» promettevano i dottori. Tuttavia, malgrado la loro perizia e competenza, essi non riuscirono a capire che tipo di malattia avesse la ragazza. Non esistendo una diagnosi, era impossibile prescrivere una terapia. Il principe era disperato. Nel frattempo la malat­tia sembrava peggiorare, e la ragazza era sempre più scarna. Il principe era un sincero devoto dell'islamismo, e nella sua preghiera quotidiana supplicava Dio di soc­correre la giovane schiava. Finalmente Àllah ascoltò la sua richiesta, e inviò al palazzo reale un medico importante, uno scienziato famoso per aver guarito ogni malattia esistente sulla faccia della terra.
«Maestà, chiedo di visitare l'ammalata! Stamatti­na Dio mi ha esortato a recarmi qui, perché risolves­si il caso che vi preoccupa tanto» disse il medico.
L’uomo fu condotto nelle stanze della ragazza, ed emise subito la diagnosi. «I miei illustri colleghi, che prima di me hanno vi­sitato questa giovane, non sono riusciti a comprenderne le condizioni. Hanno fatto mille ipotesi, tutte inattendibili. In realtà, la situazione è semplice e complessa nello stesso tempo, perché questa ragazza soffre del­la malattia d'amore. Sta ora al principe determinare la gravità, o la leggerezza, del caso... Prima che fosse condotta a questa corte, la ra­gazza s'era probabilmente innamorata di qualcuno. Ora, l'assenza dell'amato ha prodotto in lei questo stato di turbamento e prostrazione.»
Il principe era sbigottito, poiché la notizia gli giun­geva del tutto inattesa. Tuttavia, tenne conto delle in­dicazioni del medico, e aprì un'inchiesta sul caso. Dopo accurate indagini, gli investigatori scoprirono che l'oggetto delle attenzioni della ragazza era un giovane orafo di Samarcanda. La schiava lo aveva vi­sto un giorno, in piazza del mercato, e dà allora ave­va provato una fortissima attrazione per quest' uo­mo, desiderandolo ardentemente giorno e notte. Ma la ragazza era molto riservata, e non aveva parla­to al principe della sua passione. Non sarebbe stato bel­lo ripagarne le attenzioni con rivelazioni incresciose. Il principe era disperato, e soffriva nel vedere la ra­gazza deperire di giorno in giorno. D'altra parte non voleva nemmeno perderla, per cederla a un altro.
«Cosa posso fare?» domandò l'uomo allo scienziato che aveva individuato la natura della malattia. «Benché sia spiacevole per voi, maestà, non c'è al­tro da fare che esaudire i desideri della ragazza. So che ne siete innamorato, ma credetemi... Se la sua sa­lute vi sta a cuore, potrete restituirgliela solo così. As­secondate le volontà della vostra schiava, permetten­dole di godere della compagnia del suo amante, e attendete gli sviluppi della situazione» rispose il medi­co, che era anche un saggio, e sapeva quel che diceva.
Il principe dovette ammettere che il medico aveva ragione: la ragazza stava deperendo sempre più e non c'era tempo da perdere. «Andate a Samarcanda, prelevate l'orafo Tal dei Tali, e conducetelo qui il più in fretta possibile» or­dinò il principe ai suoi uomini. Essi obbedirono, e condussero l'orafo al palazzo. «Cosa volete da me? Perché mi avete portato qui? Non ho fatto nulla di male, e non ho mai offeso il principe!» chiedeva angosciato il giovane.
Il principe apparve al cospetto del prigioniero, dicendogli: «Non hai nulla da temere. Devi soltanto obbedire ­ai miei ordini, e sposare la fanciulla che ora ti pre­senterò.» L'orafo temeva un inganno, ma quando vide la futura sposa abbandonò ogni dubbio, e fu ben lieto di assecondare il suo sovrano. «Questa fanciulla è incantevole, maestà. Benché, co­me vedo, sia molto malata. Ma perché volete che io...» Il principe lo interruppe: «Non preoccuparti. E sposala subito, prima che sia troppo tardi»
La malattia aveva profondamente prostrato la ra­gazza, intaccandone la bellezza. Tuttavia, restava an­cora in lei un fascino sottile, che l'orafo poté percepi­re e a cui non riuscì a sottrarsi. Subito dopo la celebrazione delle nozze, la coppia visse giorni felici. Come per incanto la schiava si riprese dalla malattia; riacquistando i tratti gentili d'un tempo. In ogni momento di intimità, i due amanti si scambia­vano frasi appassionate. Un dolce richiamo sensuale li spingeva l'uno nelle braccia dell'altro. Non c'è che dire: diagnosi e terapia erano proprio azzeccate!
Ma un uomo era molto infelice: il principe, triste e afflitto, camminava nella sua stanza senza darsi pa­ce. La sua solitudine era un fardello insopportabile: proprio ardua da sopportare, in contrapposizione al­la felicità della schiava e dell'orafo, finalmente uniti.
"Sapevo che mi sarei sentito così. Ho fatto male ad assecondare i desideri della mia schiava" pensava il principe... Dopo circa sei mesi, il medico che si era rivelato il più accorto ebbe un'idea. «Principe, ho trovato un modo per alleviare la vo­stra solitudine. D'altra parte, qualcuno ne soffrirà.» Lo scienziato, che era, anche un 'alchimista, pre­parò nel suo laboratorio una droga potente. La sera stessa, mentre cenava con la coppia di amanti, versò il filtro nel boccale dell'orafo. Il giovane accusò una strana stanchezza, e dovette ritirarsi nella sua stanza. Dopo pochi istanti, la pozio­ne agì: la vittima cominciò a perdere forza e vitalità, ma senza soffrire. I muscoli si fecero meno turgidi e s'afflosciarono, mentre il viso del giovane cambiava.
«Cosa mi sta accadendo? Sono diventato improv­visamente... vecchio! Ho moltissime rughe! Non so­no più io!» constatò amaramente l'orafo. Ormai stentava a riconoscesi, e infatti sembrava proprio un'altra persona. Nel frattempo la cena era terminata, e la giovane sposa entrò nella sua camera per abbracciare come ogni notte l'incantevole marito. Ma quella volta ebbe una spiacevole sorpresa.
«E... tu chi sei? Dov'è mio marito?» La giovane vide nella stanza uno sconosciuto, dal­l'aspetto sgradevole, e a stento seppe trattenere un moto di disgusto. «Sono io l'uomo che cerchi.. Però sono cambiato, e non so perché! Ti prego di ,credermi!» rispose lo sventurato. Dopo un attimo di sbigottimento, la ragazza prese atto della situazione. Il mostro ripugnante che aveva davanti era proprio suo marito, l'orafo di Samarcanda che un tempo aveva destato nel suo cuore un'ardente passione.
L’alchimista era riuscito nel suo intento: d'ora in poi la vita della coppia non sarebbe stata più la stessa. Il decadimento fisico dell'orafo ebbe gravi conse­guenze. In brevissimo tempo gli sguardi d'amore del­la ragazza scemarono, fino a svanire del tutto. Malgrado ciò nel cuore della schiava stava nascen­do una piacevole sensazione.
"Non so proprio cosa mi stia succedendo. È come se entrassi in un nuovo mondo" pensava la giovane. È difficile descrivere cosa provasse la ragazza. In certi momenti si sentiva attratta dal principe. Que­st'ultimo, che non aveva mai smesso di desiderarla, le andò incontro, per amarla. La giovane comprese improwisamente la propria situazione. "Tutta la mia esistenza è trascorsa invano. Non so­no che una ragazza frivola, interessata alle bellezze mondane, e all'esteriorità. "Per questo mi sono invaghita del giovane orafo: era stata la sua bellezza a turbarmi. "Ma ora capisco che dietro la vita materiale ce n'è un'altra, e sarà il principe a farmela conoscere!
"Ora posso aprirmi a una nuova esistenza. Sento per la prima volta che non sono attratta dalla bellez­za fisica, bensì dall’interiorità di quest'uomo!" con­fessò a se stessa la ragazza.
Da quel momento fu sinceramente interessata alla persona del principe, al suo mondo interiore e alle fre­quenti solitudini. La bellezza della ragazza divenne più sottile, fino ad assumere sembianze uItraterrene. E solo in quell'istante la giovane capì di non essere più una schiava. Era libera per sempre, ormai.

Tratto da   "Il canto del derviscio. Parabole della sapienza Sufi"

Jalaludin Rumi (wiki

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Scritto da Nith (del 01/05/2007 @ 22:10:02, in Eventi, linkato 8692 volte)

Amanti sulla panchina

Ieri sono stato a vedere la mostra su Marc Chagall al Complesso del Vittoriano a Roma (presente fino al primo luglio '07).
Non sono un esperto d'arte dunque le impressioni che ho ricevuto sono assolutamente profane.
La sensazione è quella di entrare per un paio d'ore in un sogno, le opere sono esposte senza un criterio apparente e coprono tutta l'esistenza dell'artista e forse la percezione onirica nasce proprio da questa assenza di ordine cronologico delle opere esposte.
Saltano le prospettive, le proporzioni sembrano casuali ed i colori spesso vividi e le forme, il più delle volte accennate, avvolgono il visitatore in questo mondo di luci e suoni caldi e sensuali.
C'è una musica infatti che si sprigiona dalle sue opere e che pare intonarsi perfettamente coi colori di ogni suo quadro.
L'amore sembra essere il "leit motif" dell'autore, da quello giovane e passionale, spesso anche "politico" e ribelle a quello spirituale proprio della sua maturità.
Un amore dolce, immediato e spontaneo, fatto di abbracci e tenerezze, di colori sfumati, forti e a volte violenti allo stesso tempo.
Alcuni soggetti ricorrono in moltissimi quadri, come i galli e le capre, vecchie pendole, case e fiori o ancora amanti sempre sensualmente abbracciati e fluttuanti.
I soggetti che sembrano svolazzare in assenza di gravità donano a tutte le sue opere una poesia ed una melodia soave, sospesa e senza tempo, una voglia di alzarsi e librare nell'aria, a dispetto di un secolo e di un Europa impestata dalle sofferenze e dalle schiavitù delle guerre.
Questo è lo Chagall che mi è rimasto nel cuore, che mi ha accarezzato l'anima.
Tuttavia l'artista esprime anche caos, angoscia e distruzione, soprattutto nel suo tardo periodo spirituale dove interpreta le sacre scritture, la Gerusalemme sfiancata dall'esodo e ricostruita nel dopoguerra. La Bibbia impressa sulle tele attraverso l'angelo caduto, la resistenza, la resurrezione e la liberazione evocano il martirio dell'umanità in tutto il suo dolore senza però far mancare quella gioia intrinseca, ed in quest'ultimo caso austera, propria del grande artista russo. Assolutamente da non perdere...

Il bouquet al circo rosso

Gli orari d'apertura della mostra sono:
dal lunedì al giovedì 9.30 -19.30; venerdì e sabato 9.30 - 23.30;
domenica 9.30 – 20.30. Per altre informazioni si può telefonare allo 06/6780664.

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Scritto da Nith (del 26/04/2007 @ 14:53:23, in PocoBLog, linkato 4759 volte)

A tutti noi è capitato di vedere dei fermo immagine di goccie che cadono in uno specchio d'acqua e rimanere affascinati dalle forme geometriche naturali e perfette che si creano per alcuni nanosecondi...
Meno noto invece è il risultato ottenuto da una piccola goccia di latte che sta per macchiare la nostra amata tazza di caffè. Godetevi lo spettacolo!

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Scritto da Nith (del 24/04/2007 @ 16:08:00, in Eventi, linkato 1541 volte)

Nella splendida e suggestiva cornice di Calcata, in provincia di Viterbo, mercoledì 25 aprile 2007 si svolge La Festa dei Precursori.
Il Circolo vegetariano di Calcata nasceva in questo periodo del 1984 e la ricorrenza viene festeggiata il 25 aprile, anniversario della Liberazione. Sarà un’occasione per rinfrescare la nostra libertà di pensiero e di azione. Ogni tanto si sente parlare di questo o quel congresso, di un qualche concilio, Kumba Mela od altro. Noi del Circolo non potevamo essere da meno ed è per questo che viene indetto, in occasione dei 23 anni dalla fondazione, un convegno per analizzare il passato e meditare sul nostro futuro. Coloro che fondarono nel borgo di Calcata il Circolo Vegetariano VV.TT. (quando il paese era pressocchè sconosciuto) misero nello stesso momento un punto fermo nella loro vita, che era un punto di arrivo in un luogo vergine dalle infinite possibilità e di partenza per realizzare un progetto di società ideale. Dopo questi primi 23 anni alcuni si son persi per strada, altri hanno modificato i loro sogni per un modello esistenziale più concreto o degenerato, altri ancora (come me) si sentono persino soddisfatti di quanto raggiunto e vogliono rilanciare quel processo di integrazione fra i vari modi di vita, quello urbano e quello campestre. In tal senso la crescita del Circolo vien vista come espressione di cultura, creatività e sopravvivenza ecologica. Fare un’analisi dello stato attuale delle cose, riconoscendo le sconfitte e le vittorie di un modello (come a tutti gli effetti è quello del Circolo) serve per aiutare la crescita, cercando nuove possibilità per una esistenza libera, sostenibile e gioiosa. Tutta questa riflessione avviene ne “La Festa dei precursori” in cui il modello ecologista, vegetariano e spiritualista laico sinora percorso verrà rivisitato e discusso. Si propone così una rassegna degli eventi vissuti in questi anni, verranno presentati i temi affrontati dalla fondazione ad oggi: denunce, foto, quadri, rassegne stampa, proposte, materiale vario che in parte verrà poi usato per la prossima pubblicazione di un libro.
Programma: ore11.00 – Passeggiata nella Valle del Treja alla ricerca di erbe commestibili; ore 13.30 – Picnic nel Tempio della Spiritualità della Natura e visione dell’archivio storico del Circolo; ore 15.30 - Incontro “amarcord” in Via del Fontanile snc. Per raccogliere esperienze del passato e progetti per il futuro. Intervengono i fondatori e vecchi amici.

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Scritto da Nith (del 23/04/2007 @ 10:48:41, in Diario Pensieri Poesie, linkato 1548 volte)

il link per la traduzione è in fondo alla poesia

Llénate de mí.
Ansíame, agótame, viérteme, sacrifícame.
Pídeme. Recógeme, contiéneme, ocúltame.
Quiero ser de alguien, quiero ser tuyo, es tu hora,
Soy el que pasó saltando sobre las cosas,
el fugante, el doliente.

Pero siento tu hora,
la hora de que mi vida gotee sobre tu alma,
la hora de las ternuras que no derramé nunca,
la hora de los silencios que no tienen palabras,
tu hora, alba de sangre que me nutrió de angustias,
tu hora, medianoche que me fue solitaria.

Libértame de mí. Quiero salir de mi alma.
Yo soy esto que gime, esto que arde, esto que sufre.
Yo soy esto que ataca, esto que aúlla, esto que canta.
No, no quiero ser esto.
Ayúdame a romper estas puertas inmensas.
Con tus hombros de seda desentierra estas anclas.
Así crucificaron mi dolor una tarde.

Quiero no tener límites y alzarme hacia aquel astro.
Mi corazón no debe callar hoy o mañana.
Debe participar de lo que toca,
debe ser de metales, de raíces, de alas.
No puedo ser la piedra que se alza y que no vuelve,
no puedo ser la sombra que se deshace y pasa.

No, no puede ser, no puede ser, no puede ser.
Entonces gritaría, lloraría, gemiría.

No puede ser, no puede ser.
Quién iba a romper esta vibración de mis alas?
Quién iba a exterminarme? Qué designio, qué? palabra?
No puede ser, no puede ser, no puede ser.
Libértame de mí. Quiero salir de mi alma.

Porque tú eres mi ruta. Te forjé en lucha viva.
De mi pelea oscura contra mí mismo, fuiste.
Tienes de mí ese sello de avidéz no saciada.
Desde que yo los miro tus ojos son más tristes.
Vamos juntos. Rompamos este camino juntos.
Ser? la ruta tuya. Pasa. Déjame irme.
Ansíame, agótame, viérteme, sacrificarme.
Haz tambalear los cercos de mis últimos límites.

Y que yo pueda, al fin, correr en fuga loca,
inundando las tierras como un río terrible,
desatando estos nudos, ah Dios mío, estos nudos,
destrozando,
quemando,
arrasando
como una lava loca lo que existe,
correr fuera de mi mismo, perdidamente,
libre de mí, Curiosamente libre.
¡Irme, Dios mío, irme!

traduzione

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