\\ PocoBLog : Articolo : Stampa
San Valentino... e il carnevale
Scritto da Nith (del 13/02/2007 @ 21:33:00, in Diario Pensieri Poesie, linkato 1508 volte)



Voglio che tu sappia
una cosa.
Tu sai com'è questa cosa:
se guardo
la luna di Cristallo, il ramo rosso
del lento autunno alla mia finestra,
se tocco
vicino al fuoco l'impalpabile cenere
o il rugoso corpo della legna
tutto mi conduce a te,
come se ciò che esiste,
aromi, luce, metalli,
fossero piccole navi che vanno
verso le tue isole che m'attendono.
Orbene,
se a poco a poco cessi d'amarmi
cesserò d’amarti a poco a poco.
Se d'improvviso mi dimentichi.
non cercarmi,
chè già ti avrò dimenticata.
Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
che passa per la mia vita
e ti decidi a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.
Ma
Se ogni giorno,
ogni sera
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile
se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi
ahi, amore mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né dimentica
il mio amore si nutre del tuo
amore, amata,
e finché tu vivrai starà
tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.

Se tu mi dimenticassi (Pablo Neruda)


San Valentino, la festa degli innamorati e i proverbi di carnevale

Nel tardo Medioevo, quando il 14 febbraio corrispondeva in realtà alla fine del mese a causa,del calendario giuliano che anticipa­va rispetto all' anno solare, nacquero alcuni proverbi annunciare l'ormai vicina primavera. In questo periodo, la temperatura si è un poco intiepidita, gli uccellini cominciano a cantare sugli alberi e ad accoppiarsi sicché si diceva che «Per San Valentin la lodola fa il ni­do» e «Per San Valentino la primavera sta vicino». E siccome già fioriscono le siepi nei luoghi più riparati dalla tramontana, si coniò anche il proverbio: «Per San Valentino fiorisce lo spino».
San Valentino fu un vescovo di Temi, martire a Roma nel 273 durante la persecuzione di Aureliano e sepolto nella sua città, in una basilica che ancora oggi è meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. Il suo culto si diffuse durante il Medioevo in Europa, fino in Inghilterra, grazie ai benedettini che officiavano anche la sua basilica. E fu proprio in Francia e in Inghilterra che, grazie a una coincidenza ca­lendariale, sorse il suo patronato sui fidanzati e gli innamorati, seb­bene Valentino non li avesse in alcun modo favoriti o protetti. Poi­ché, verso il 14 febbraio, gli uccellini cominciavano ad accoppiarsi, nacque il proverbio «A San Valentino ogni valentino sceglie la sua valentina» e insieme con il proverbio la festa dei fidanzati che in Inghilterra, fin dal secolo XV, iniziarono a scambiarsi bigliettini tene­ramente scherzosi.
Siamo nel cuore del Carnevale che, cominciato secondò le zone o il 6 gennaio, all'Epifania, o il 17 gennaio, alla festa di Sant'Antonio aba­te, dura fino alla mezzanotte del martedì grasso nel rito romano e alla mezzanotte del sabato successivo in quello ambrosiano. Una vol­ta per i contadini era un periodo in cui si poteva prevedere il tempo futuro. Si diceva: «Carnevale al sole; Pasqua al fuoco, Carnevale al fuoco, Pasqua al sole», dove il fuoco indicava il caminetto e in senso traslato il brutto tempo. Una previsione che si basava sull' esperienza perché sappiamo bene che, se l'inverno è asciutto e sereno, probabil­mente nel periodo pasquale pioverà a dirotto o viceversa.
Un altro proverbio invita a scambiarsi visite e inviti: «Carnevale in casa d'altri e Natale in casa tua». Chi invece non nuota in buone acque e non ha né tempo né voglia di ridere bofonchierà: «In Carne­vale il povero a zappare». Ma vi è anche chi saggiamente non si la­scia amareggiare dalle ristrettezze ed esclama: «Per Berlingaccio chi non ha ciccia ammazza il gatto». È un proverbio toscano dove Ber­lingaccio, che deriva dal tedesco antico bretling, tavola, è sinonimo di giovedì grasso, ma anche per estensione di persona grassa, alle­gra, bene in carne. Carnevale è poi tempo di follie, scherzi e qeffe che si devono accettare di buon grado, come afferma il proverbio: «Di Carnevale ogni scherzo vale».
Sull' origine"e sul significato della parola numerose e çontrastanti sono le ipotesi. Secondo l'interpretazione più corrente deriverebbe 'dal latino ri1'édievale carni levamen, che significa «sollievo per la car­ne» e_dunque libertà temporanea concessa agli istinti più elementa­ri. Vi è anche,chi ha un'altra teoria"che derivi da carnes levare, cioè«togliere le carni», o da carni vale!; «carne addio!», perché una volta in questo periodo si esaurivano in orge gastronomiche le ultime scorte di carni prima della primavera.
Forse la prima ipotesi è la più esauriente poiché nell'immaginario medievale cristiano era la «carnalità» a trionfare prima della Quare­sima,"periodo di purificazione e penitenza come preparazione alla Pasqua. Tuttavia il Carnevale è la reinterpretazione cristiana di una festa di passaggio da un anno all'altro, che si ritrova in varie tradi­zioni orientali e occidentali, dai Saturnalia romani alle bacchiche An­testerie greche sino alle feste che precedevano l'equinozio primave­rile a Babilonia.

Alfredo Cattabiani

Tags: , , , , , ,