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I doni natalizi, la tombola e le strenne - Alfredo Cattabiani - 1938-2003
Scritto da Nith (del 17/12/2006 @ 10:07:24, in Arte Cultura, linkato 2357 volte)
Con l'avvicinarsi delle feste natalizie si avverte per le vie un'at­mosfera elettrizzata, un desiderio di vacanza, di giochi, di incontri, di pranzi e soprattutto di regali. Qualche moralizzatore l'attribuisce alla smania di consumi che sarebbe indotta artificialmente da chi ha interesse a rastrellare la provvidenziale tredicesima. C'è invece chi ne critica l'atteggiamento poco consono alla festa cristiana, se non addirittura neopagano. In effetti, questa atmosfera non si ispira certo al Natale cristiano se non per una coincidenza di date. È dovuta invece al radicamento nel­la psiche di archetipi che originano comportamenti costanti in occa­sione delle feste che chiudono un ciclo e ne aprono un altro segnando la fine di un anno e l'avvento di uno nuovo: comportamenti che espri­mono la volontà conscia o inconscia di un totale rinnovamento.

La volontà di rigenerazione si è espressa nel mito dell’eterno ritor­no, presente in quasi tutte le tradizioni, che narra della distruzione pe­riodica dell'universo e dell'umanità cui seguirà un nuovo universo e una nuova umanità. Questo ciclo potrebbe essere paragonato a un Grande Anno rispecchiato e simboleggiato da quello solare. Come il Grande Anno comincia con una creazione, continua con un'esistenza che è la storia del suo progressivo degenerare, e si conclude con un ri­torno al caos, così l'anno, solare nasce e si sviluppa nel corso dei mesi impoverendosi giorno dopo giorno fino alla sua morte nel caos, in un generale"'rimescolamento: per poi nascere nuovamente. Nei periodi di passaggio da un anno all'altro, come già si è spie­gato, si sono sempre svolti riti e cerimonie di purificazione e di espulsione di demoni con lo scopo di sopprimere il passato con i suoi drammi, mali e peccati. E per mimare il caos della fine, la fusio­ne di tutte le forme nella vasta unità indifferenziata, si manifestano comportamenti orgiastici e intermezzi carnascialeschi fino al rove­sciamento dell'ordine normale. Nella Roma antica questo periodo cominciava con la festa dei Saturnali sulla cui allegra «con-fusione» regnava il mitico dio dell'età dell'oro, Saturno.

I Saturnali venivano celebrati lietamente per una settimana, fra il 17 e il 20 dicembre, e, in epoca imperiale, continuavano fino al 24 conglobando altre feste. Durante quei giorni, come in ogni periodo di caos rituale, la gente si scambiava i ruoli: ad esempio i padroni servivano gli schiavi. Inoltre si permetteva il gioco d'azzardo che, proibito durante il resto dell'anno, era originariamente un atto ritua­le in stretta connessione con la funzione rinnovatrice di Saturno il quale distribuiva le sorti agli uomini per il nuovo anno; sicché la for­tuna del giocatore non era legata al caso ma al volere della divinità. Per questo motivo durante i Saturnali ti giocava con la tavoletta, una specie di dama su cui si muovevano minuscole quadriglie d'avorio a imitazione degli spettacoli del circo; oppure ai calcoli, trentadue pedine d'avorio o vetro o metallo, distinte per il colore in due gruppi e usate per un gioco simile agli scacchi/in cui si doveva evitare che la pedina restasse circondata e quindi, catturata. Il ricor­do sbiadito di quei giochi è l'attuale tombola che si usa nel giono di Natale. Anche le statuette d'argilla che ci si scambiava come doni durante la festa erano collegate al gioco divino: simboleggiavano gli uomini che vi erano raffigurati, mentre le candele di cera, anch'esse dorate, alludevano alla luce che miticamente aveva portato Saturno con l'età dell' oro.

Oggi a Natale sono scomparsi i comportamenti carnascialeschi dei Saturnali mentre è più viva che mai l'usanza delle strenne che i Romani offrivano al primo dell'anno, in un periodo collegato al rin­novamento annuale. Nell' Antichità le strenne erano costituite da ra­metti di una pianta propizia che si staccavano da un boschetto sul­la via Sacra, consacrato a una dea di origine sabina, Strenia, apportatrice 'di fortuna e felicità. Secondo Varrone «quasi fin dalle prime origini della città di Roma si adottò l'uso delle strenne istituito da Tito Tazio, il quale per prime prese come buon auspicio per l'anno nuovo il ramoscello di una pianta propizia [arbor felix] dal bo­sco della dea Strenia». Poi, poco a poco, si chiamarono strenae anche doni dì vario genere e addirittura monete.

La strena è dunque l'antenata, per così dire, dei regali di Natale, detti appunto strenne, e anche delle mance natalizie. Queste ultime così furono cristianamente interpretate in epoca barocca:
«Suol darsi la Mancia in queste santissime Feste di Natale in memoria della gran liberalità del N. Sig. Dio, il quale diede se stesso a tutto il mondo, e in memoria di quella gran Mancia della Pace, che dagli Angeli nella Natività di esso fu data e annunciata in terra a tutti gli uomini e per caparra ancora del preziosissimo sangue ch' egli era per cominciare a spargere nel giorno della Sua Santissima Circoncisione, il quale doveva poi versare affatto nella sua Passione sul duro legno della Croce».Alberto de Gubernatis – Storia Comparata degli usi natalizi in Italia e presso gli altri popoli indo-europei.

Tratto dal lunario di Alfredo Cattabiani

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