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Bussa alla porta, grida: Avanti, e non entrare
Scritto da Oso (del 12/10/2006 @ 12:51:58, in Arte Cultura, linkato 2237 volte)

L’Immacolata Concezione è la sontuosa opera di André Breton e Paul Éluard scritta in quindici giorni durante l’estate del 1930 e pubblicata nel novembre dello stesso anno.
Lo scopo del lavoro era ambizioso: dimostrare che non esiste differenza sostanziale tra i modi d’espressione cosiddetti “letterari” e quelli provocati spontaneamente da stati mentali alterati. L’opera rivela anche le capacità creative della follia nel campo della poesia facendo ammettere che la follia è una virtualità generale dello spirito.
Per gli autori si trattava, in sostanza, di provare che lo spirito educato poeticamente nell’uomo normale è capace di riprodurre nei sui grandi tratti le manifestazioni verbali più paradossali.
L’Immacolata Concezione rimane una pietra miliare del Surrealismo, che troverà espressione in tutti i campi artistici e creativi, a cominciare da Salvador Dalì, tra l’altro autore dell’illustrazione sulla copertina della prima edizione. Il Surrealismo costituisce l’anticamera del Dadaismo, la cui nascita coincide con il ripudio ed il disconoscimento di Tristan Tzara da parte dello stresso Breton dal movimento surrealista. Seguendo il motto “la poesia è di tutti”, Tzara propose la creazione estemporanea di poesie tramite l’estrazione di parole da un cappello, ricercando metodi di scrittura automatici, collage testuali, che poi ispireranno le tecniche di cut-up tanto care a Brion Gysin e William S. Burroughs.
Sono uno dei pochi possessori di questo libro, oggi praticamente introvabile. L’ultima copia presente sul territorio di Roma l’ho acquistata la settimana scorsa, 25 euro, edizioni Gallino, un libro rarissimo e praticamente esaurito.
L’mmacolata concezione è diviso in due sezioni: l’Uomo e il Giudizio originale. Ne riporto alcuni estratti.
 
L’Immacolata Concezione
 
Un giorno compreso fra due altri e, come al solito, non c’è notte senza stelle, il lungo ventre della donna si gonfia, è una pietra e la sola visibile, la sola vera, nella cascata. Tutto quel che si è tante volte sfasciato, si sfascia ancora una volta, tutto quel che il lungo ventre della donna ha tante volte intrapreso – di serbare il suo piacere più puro del gelo di sentirsi assente da se stesso – ancora una volta prende inizio. C’è da non sentire il fiato di una bestia feroce a un passo di distanza. Non è il dono che si vorrebbe fare di una sola moneta di quel tesoro dissepolto che non è la vita che si vorrebbe aver ricevuto, perché anche il lungo ventre della donna è il suo ventre e il sogno, l’unico sogno è non esser nati. La notte abituale è più che sufficiente. E l’ignoranza vi trova perfettamente il suo tornaconto. Essa non interrompe l’amore che non si corica né si alza. Abbiamo soffiato sulla brace, ci siamo guardati in faccia fino a perderci di vista. Solo un momento fa, solo un momento… Ciascuno di noi era soltanto se stesso…
 
La Vita Intrauterina
Non esser nulla. Di tutti i modi che il girasole ha di amare la luce, la nostalgia è l’ombra più bella sulla meridiana. Ossa incrociate, parole incrociate, volumi e volumi di ignoranza e di scienza. Da dove cominciare? Il pesce nasce da una spina, la bertuccia da una noce. L’ombra stessa di Cristoforo Colombo ruota sulla terra del fuoco, e non è più complicata dell’uovo…
 
La Nascita
Il calcolo delle probabilità si confonde con il bambino, nero come la miccia di una bomba messa sull’itinerario di un sovrano – che è l’uomo – da un anarchico individualista della peggior specie – che è la donna. La nascita non è altro, con questa sola eccezione, che uno spiazzo rotondo all’incrocio di più strade. Una simile aureola applicata al figlio dell’uomo e della donna non rischia certo di far sembrare meno insipide le fasce di topo che gli si preparano e la culla come una fogna in cui lo si verserà insieme all’acqua sporca e al sale dell’idiozia che ha fatto spiare la sua venuta come quella di una fenice obbediente…
 
La Vita
Dal fiore giapponese alla coscia di rana galvanizzata, bisognerà dormire a lungo prima di accorgersi del cambiamento. Dalla porta che è un corpo a corpo – fino alla finestra che è una mischia – il pavimento di legno è un pappagallo, il soffitto un corvo spaurito. C’è poi anche il ricordo dell’indomani, ricordo di avventure atroci in una caligine da impiccato. Egli sa che l’hanno denunciato, che una gabbia gli sta ormai intorno per impedirgli di gettarsi nell’inutile orologio che si è messo a segnare le ore. L’aurora di sera filtrata gli ricorda la limpida carne che, all’avvicinarsi dell’uomo, svanisce ogni volta in un fruscio di canne. Perché dovrà toccare a lungo la carne senza sentirla, e, quando la sentirà, sarà come le belve favolose che non pensano che alla libertà…
 
La Morte
Un amoerro di campagna nasconde nella sua trama una fornace di insetti. Da una mano all’altra, il furetto passa sotto forma di scorpione nella rete della malvagità. Venga, intraducibile fiorellino, da questa parte (si nasconde). Ehilà! Autista! (scende dal sedile e fugge). Aspetti eppure mi ricordavo un nome… Una palata di diamanti a chi mi riporterà il cane che ero! E non dimentico nulla. C’è ancora una bottiglia di sangue per chi si impegna a vivere con le immagini che ho rifiutato…
 
L’Amore
29. Quando la donna è accovacciata sul letto, davanti all’uomo in piedi contro il letto, è il gioco della pulce.
30. quando la donna è in ginocchio sul letto e guarda l’uomo in piedi contro il letto, è il vetiver.
31 quando la donna si inginocchia sul letto e volge le spalle all’uomo in piedi contro il letto, è il battesimo delle campane.
32. Quando la vergine è rovesciata all’indietro, il corpo violentemente arcuato e poggiato al suolo con i piedi e le mani, o meglio ancora i piedi e la testa, mentre l’uomo è in ginocchio, è l’aurora boreale
 
Il Giudizio Originale
Non leggere. Fissa le bianche figure disegnate dagli spazi fra le parole di diverse righe dei libri e trai da esse ispirazione.
Dà agli altri la tua mano da conservare
Se sanguini e sei un uomo, cancella l’ultima parola dalla lavagne.
Non bere acqua.
Vendi di che mangiare, compra di che morire di fame.
Fa loro la sorpresa di non confondere il futuro del verbo avere col passato del verbo essere.
Nel giorno stabilito calcolerai le dimensioni meravigliose dell’insetto foglia.
Sdraiati, alzati e ora sdraiati.
Scrivi l’imperituro sulla sabbia.
Contempla attentamente queste due case: nell’una sei morto e nell’altra sei morto.
Bussa alla porta, grida: Avanti, e non entrare.