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Le vignette satiriche danesi
Scritto da Oso (del 09/02/2006 @ 13:33:14, in Economia Politica Societa', linkato 3125 volte)

Nonostante le pagine di scuse ufficiali del Jyllands Posten, il giornale satirico di destra che aveva pubblicato le vignette blasfeme per i musulmani, il tono non sembra proprio calare: un prete assassinato, sassaiole, bandiere bruciate, boicottaggi, manifestazioni ed addirittura la presa di posizione di Kofi Annan. Ed ancora le testate giornalistiche, che sentono attaccata la libertà di stampa dall’ombra cupa della censura, non smettono di ri-pubblicare le oramai famosissime caricature satiriche di Maometto in segno di solidarietà!
Sinceramente, dopo aver visto i disegni, mi sembra che la questione sia molto diversa da quella che poi scaturì nell’assassinio di Theo Van Gogh. Condivido l’indignazione dei musulmani, anche se penso che in certi luoghi siano strumentalizzati. Non credo che ci sia il rischio di perdere la libertà di stampa e di espressione, d’altra parte il Jyllen Post è stato libero di pubblicare ciò che voleva. Sono convinto che ognuno abbia la libertà di dire, se vuole, qualsiasi cosa, anche offensiva, irriguardevole o sconveniente, a patto di prendersene le responsabilità ed accettarne le conseguenze, come ad esempio multe o denunce. Comunque considero le vignette stupide e poco intelligenti, mi sono sembrate banali e gratuite, degne della mente di un adolescente ritardato. Invece di ri-pubblicare le vignette, non sarebbe stato più intelligente immaginarsi cosa sarebbe successo se, in nome delle libertà, qualcuno avrebbe preso di mira Gesù di Nazareth, il buddha o l’olocausto?

Nella chiesa di San Petronio a Bologna è custodito da secoli un affresco che raffigura Maometto all’Inferno che viene torturato da alcuni demoni, e Maometto è anche dannato e deriso nell’Inferno di Dante di cui riporto il brano tratto dal canto XXVIII:

“…Già veggia, per mezzul perdere o lulla,
com’io vidi un, così non si pertugia,
rotto dal mento infin dove si trulla.
Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e ’l tristo sacco
che merda fa di quel che si trangugia.
Mentre che tutto in lui veder m’attacco,
guardommi, e con le man s’aperse il petto,
dicendo: Or vedi com’io mi dilacco!
vedi come storpiato è Maometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.
E tutti li altri che tu vedi qui,
seminator di scandalo e di scisma
fuor vivi, e però son fessi così.
Un diavolo è qua dietro che n’accisma
sì crudelmente, al taglio de la spada
rimettendo ciascun di questa risma,
quand’avem volta la dolente strada;
però che le ferite son richiuse
prima ch’altri dinanzi li rivada…

Cosa dovremmo fare? Cancellare l’affresco? Censurare il XXVIII canto della Divina Commedia?
Personalmente credo che sia ora di stendere un velo pietoso sull’intera vicenda, c’è troppo clamore e chi ha più buon senso lo usi.
Lettura consigliata: Bertrand Russell “Why I am not a cristian”

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