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Sergej Esenin Poeta
Scritto da Biondic (del 23/11/2005 @ 07:17:39, in Arte Cultura, linkato 5433 volte)

In quest'ultimo mese mi e` capitato di vedere alla TV russa un telefilm sulla storia di Esenin. Sinceramente non conoscevo questo poeta, ma oltre al fatto che il telefilm si e` rivelato molto interessante, ho avuto l'opportunita' di conoscere questo vero maestro della poesia.

Sergey Esenin, nasce da famiglia di campagna e portera' con se sempre questo alone campagnolo. A differenza di molti poeti patrioti Russi, Esenin vive ed ama la sua patria, non dall'altro in basso, con visione aristocratica, ma da dentro. Ama i campi di grano, gli animali, la gente semplice come e` semplice e diretto il suo scrivere. Nel corso della sua poseia, parlera` spesso della nazione, come vittima della repressione Stalinista, portando come esempio quello degli animali che nelle fattorie vengono sfruttati fino alla fine per poi essere uccisi. Questo ha fatto di Esenin anche un moderno un moderno eroe degli animalisti lo definiscono, "il poesta che ha dato voce a chi non cell'ha".. appunto , gli animali.
Il suo carattere libero e fin troppo locuace, gli valsero un suicidio, all'inizio del periodo stalinista, periodo in cui una forte epidemia di suicidi, contagio' molti poeti e personaggio piu' o meno famosi in disaccordo con Stalin, tra i tanti, lo stesso Esenin.
Di seguito due poesie di Esenin..
Sergej Aleksandrovic Esenin - 1895 - 1925. Fu' trovato morto impiccato, si parlo' di suicidio, ma sul corpo vi erano evidenti segni di una violenta colluttazione avvenuta al momento della presunta "autoimpiccaggione".


Ballata della cagna



Al mattino nel granaio
dove biondeggiano le stuoie in fila,
una cagna figlio sette,
sette cuccioli rossicci

Sino a sera li carezzava
pettinandoli con la lingua
e la neve disciolta colava
sotto il suo caldo ventre.

Ma a sera, quando le galline
si rannicchiano sul focolare,
venne il padrone accigliato,
tutti e sette li mise in un sacco.

Essa correva sui mucchi di neve,
durando fatica a seguirlo.
E cosi a lungo, a lungo tremolava
lo specchio dell’acqua non ghiacciata.

E quando torno trascinandosi appena,
leccando il sudore dai fianchi,
la luna sulla capanna le parve
uno dei suoi cuccioli.

Guardava l’azzurro del cielo
con striduli guaiti,
ma la luna sottile scivolava
e si celo nei campi dietro il colle.

E sordamente, come quando in dono
le si butta una pietra per giuoco,
la cagna rotolo i suoi occhi
come stelle d’oro nella neve

La mucca



Decrepita, senza piu denti,
sulle corna il volume degli anni,
la percuote l’uomo violento
lungo i campi e lungo gli stagni.


L’anima e aliena al rumore
mentre le talpe raspan nei campi,
in cuore essa medita ancora
al vitello dai piedi bianchi.


Le hanno tolto la sua creatura,
le han negato la gioia piu bella.
Su un pertica oscilla alla furia
del vento la povera pelle.


Presto nei campi silvestri,
come hanno fatto al vitello,
le metteranno il capestro
e la condurranno al macello.


Le corna con un lamento
si pianteran nel terreno.
Essa sogna boschetti lucenti,
pascoli grassi e sereni.