\\ PocoBLog : Articolo : Stampa
Cesare, che ti mangi?
Scritto da Oso (del 25/10/2005 @ 15:51:08, in Arte Cultura, linkato 1048 volte)

BRUTO: Un'altra acclamazione generale! In verità io credo che questi applausi siano per alcuni nuovi onori piovuti sul capo di Cesare.
CASSIO: Ma, amico, egli sovrasta lo stretto mondo come un colosso, e noi omuncoli passeggiamo sotto le sue enormi gambe e scrutiamo attorno per trovarci tombe disonorate. Gli uomini, a un certo momento, sono padroni dei loro destini: la colpa, caro Bruto, non è nelle nostre stelle, ma in noi stessi, se noi siamo degli schiavi. Bruto e Cesare: che cosa dovrebbe essere in quel "Cesare"? Perché dovrebbe quel nome essere pronunziato più del vostro? Scriveteli accanto l'uno e l'altro, il vostro è nome altrettanto bello; pronunziateli, suona in bocca altrettanto bene; pesateli, esso è altrettanto peso; fate con essi degli scongiuri, e Bruto evocherà uno spirito così presto come Cesare. Ora, in nome di tutti gli dei insieme, di che cibo si nutre questo nostro Cesare ch'egli è divenuto sì grande?
O tempi, siete coperti di vergogna! O Roma, tu hai perduto la schiatta di nobili giovani! Quando mai passò un'epoca, dal gran diluvio in poi, che non fosse resa famosa da più di un uomo? Quando potevano dire finora coloro che parlavano di Roma, che le sue ampie mura non cingevano che "un" uomo? Ora sì ch'è Roma, e romita davvero, ché non vi è in essa che un solo uomo. Oh, voi ed io abbiamo udito i nostri padri dire che una volta vi fu un Bruto che avrebbe sopportato tanto facilmente che l'eterno diavolo tenesse la sua corte a Roma, quanto che ce la tenesse un re.

W. Shakespeare, Giulio Cesare, Atto primo, Scena seconda.