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Il mito di Apollo e Dafne
Scritto da Biondic (del 18/10/2005 @ 13:50:21, in Arte Cultura, linkato 25823 volte)
Dopo aver ucciso il serpente Pitone, Apollo si sentì particolarmente fiero di sé, cosi' si vantò della sua impresa con Cupido, dio dell’Amore, prendendolo in giro per il fatto che anche lui portasse arco e frecce, ma adatte ad un bambino.
Il dio dell’amore, profondamente ferito dalle parole di Apollo,
volò in cima al monte Parnaso e lì preparò la sua vendetta:
prese due frecce, una ben acuminata e dorata, per far nascere la passione, che scagliò nel cuore di Apollo ed un’altra, spuntata e di piombo, destinata a respingere l'amore, che scagliò nel cuore di Dafne.
Apollo si sarebbe invaghito della ninfa che a sua volta, colpita con la freccia di piombo, avrebbe rifiutato l'amore offerto.
scultura del Bernini che rappresenta Apollo nell'intento i prendere  Dafne mentre costei si trasforma in albero di Alloro
Cosi' Cupido avrebbe dimostrato ad Apollo, la potenza del suo arco.
Apollo cerco' la ninfa per giorni, per tutta la foresta, disperato per l'amore quando finalmente la trovo' e nascosto osservo' la scena.
Il dio Peneo emerse dalle acque e si appoggiò alla riva.
Aveva una lunga barba verde che gli fluttuava fino alla cintola e in mano stringeva un ciuffo di papiri.
Girò gli occhi per vedere la sua figlia prediletta,
Dafne, che si lavava i lucenti capelli verde oro. Voleva farle un regalo, perché proprio quella mattina si era trovato accanto al letto un mazzolino di calle palustri. Dafne sapeva quanto gli piacessero quei bei fiori gialli. Dafne si sentiva inquieta.
Era una splendida mattina d'estate, l'aria era calma e immobile.


Eppure avvertiva un senso di minaccia. Perfino le rondini sembravano gridare «Pericolo! pericolo!» mentre garrivano e guizzavano in cerchio nel cielo,e anche le nuvole di moscerini parevano ronzare un oscuro avvertimento.
Continuando a lavarsi mormorò una breve preghiera a sua madre Gea e la terra le rispose con un brivido di rassicurazione.
Dafne rovesciò indietro i capelli creando una cascatella di goccioline che parevano arcobaleni in miniatura.
Proprio allora uno sconosciuto sbucò dagli alberi lungo la riva
e allungò una mano per catturare le gocce; con un breve tintinnio, eccole trasformate in minuscoli gioielli che lampeggiavano fuoco.
«Per te, mia bellissima!» disse il giovane, sorridendole e protendendo la mano.
«Io sono Apollo».
Dafne si ritrasse.
Non aveva mai conosciuto nessuno come lui e aveva paura.
Era così alto, così dorato, e portava una faretra di frecce così splendenti da accecarla. Alzò un braccio a coprirsi gli occhi e Apollo ne approfittò per cingerla alla vita e mettersela sulla spalla, ridendo. Dopo di che corse via nel bosco.

Dafne urlava, sentendosi strappare i capelli da spine e rametti,
e cominciò a scalciare più forte che poteva; alla fine gli morse una mano, tanto che Apollo la lasciò cadere con un grido di sorpresa.
Dafne si mise a correre piu' forte che poteva, tanto da graffiarsi piedi e gambe.
« Corri piu' piano, mia adorata, o cadrai e ti farai male!» le gridava Apollo
«se fuggirai piu' piano, ti prometto che ti rincorrero' piu' lentamente amor mio!» continuava il giovane dio.
Dafne, accortasi però che la sua corsa era vana, in quanto Apollo la stava per raggiungere, invocò la madre Gea,
«Aiutami! Salvami!»,
pregandola di mutare il suo aspetto perchè tanto dolore e paura le stava procurando.
Gea, ascolto' la preghiera di Dafne e intervenne.
Improvvisamente la fanciulla si sentì rallentare il passo e,
quando abbassò gli occhi, vide che dai piedi germogliavano radici, le gambe si coprivano di una liscia corteccia verde, braccia e testa diventavano rami. I capelli si fecero piatti, lisci e appuntiti, attaccandosi ai ramoscelli che le spuntavano sulla testa.
Dalle foglie veniva un aroma di spezie meravigliosamente caldo e fragrante.
Dafne era diventata un albero di alloro.
Apollo era dispiaciuto per quello che aveva fatto a Dafne e da quel giorno, per non dimenticarla mai, portò sempre una corona d'alloro. Ma il padre Peneo la pianse per sette lunghi anni,
finché il suo fiume ruppe gli argini ed inondò di dolore le rive.
Francesco Gessi 1588-1649: Apollo e Dafne. Museo Correale di Terranova, Sorrento.