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Omaggio ad Harold Pinter - Premio Nobel Letteratura 2005
Scritto da Nith (del 16/10/2005 @ 13:28:22, in Arte Cultura, linkato 1706 volte)


"nelle sue opere scopre il precipizio sotto la banalità quotidiana e entra con forza nelle stanze chiuse dell'oppressione"

[affermazione etsratta dalla motivazione dell'Accademia del Nobel - Stoccolma 2005]

Harold Pinter premio Nobel

Sono molto contento di questo riconoscimento importante. Quando ho sentito la notizia, tre giorni fa, ho provato appagamento.

Era il 1993 e lavoravo a tempo pieno in un noto albergo della capitale. In quell'albergo ha stanziato per qualche anno, un attore romano tale Giacomo Piperno , il suo laboratorio teatrale. Con lui ho avuto modo di penetrare nel magico mondo del teatro. Che emozione veniva fuori in fiumi di lacrime e risate che imponevano con rigore e grazia alla vita la sua dignità..nonostante le difficoltà della vita, nonostante tutto...
Harold Pinter era per me, 23 enne appena, sconosciuto come tante cose ancora oggi. Provavamo in un teatro vero e proprio, sul palco, imparavamo a fare l'attore, giocavamo alle maschere che insieme a quellle della vita stavano a guardare il tempo che passava..
Giacomo vero professionista del teatro e del cinema (a proposito, sapete chi è Giacomo? Molti di voi l'hanno visto nel film "Il piccolo diavolo" con R.Benigni. C'è una scena in cui un signore entra in un vagone del treno ed intrattiene un dialogo con l'attrice Stefania Sandrelli, ebbene quel signore è Giacomo), uomo di grande cultura e bontà, reclamava da noi alunni scoordinati, la massima concentrazione per reggere i dialoghi di Harold Pinter senza cadere nel banale, nel comico, nel ridicolo e  dare al teatro di Pinter la sua vera natura. Una natura che nasconde dietro dialoghi semplici gli immensi baratri dell'esistenza. Ricordo le prove del Calapranzi, i dialoghi assurdi...  Apparentemente soltanto! Nei panni di Gus non esisteva più niente, solo il palco, noi stessi e quelle parole pronunciate che davano un'indicazione alle nostre idee ed una direzione alle nostre anime.

I primi anni di lavoro di Harold Pinter furono accompagnati da critiche dure ed immeritate, atte spesso a stroncare volontariamente stili "troppo eversivi" (vedi http://www.poco.it/dblog/articolo.asp?articolo=109).
Si diceva che non aveva nulla da dire, che era incomprensibile, inaccettabile ed eccentrico.
Gia da molti anni H.P. è stato rivalutato con totale consenso di critica ed oggi gli viene riconosciuto il più prestigioso dei Premi per il lavoro svolto, il Nobel.

Se vi interessa riporto qui la parte iniziale dell'opera "Il calapranzi" di Harold Pinter  rappresentato per la prima volta all' Hampstead Theatre Club il 21 gennaio del 1960: 

Personaggi:   BEN
                     GUS

La scena: Una stanza in un seminterrato. Due letti contro la parete del fondo scena. Tra i due letti il vano del cala­pranzi, chiuso. Una porta che va in cucina e al gabinetto, a sinistra. Una porta che si apre sul corridoio, a destra. 

Ben è sdraiato sul letto; a sinistra, legge un giornale. Gus è seduto sul letto, a destra, si sta allacciando le scarpe, con difficoltà. .Tutti e due indossano camicia,"Pantaloni con bretelle. Silenzio. Gus finisce di allacciarsi k scarpe, si alza, sbadiglia e si avvia lentamente verso la porta, a si­nistra. Si ferma, guarda una scarpa e scuote il piede. Ben abbassa il giornale e lo osserva. Gus si inginocchia, si allaccia una scarpa e se la toglie. Guarda_ dentro la scarpa e m fuori una scatola di fiammiferi schiacciata. Scuote la scatola e la guarda. I loro sguardi si incontrano. Ben scuote il giornale e riprende a leggerlo. Gus si mette la 5OitOla di fiammiferi in tasca e si piega per rimettersi la scarpa. Allacciandola con difficoltà. Ben abbassa il gior­nale e lo osserva. Gus, si avvia di nuovo verso la porta, a sinistra, si ferma e scuote l'altro piede. Si inginocchia, si schiaccia la scarpe se la toglie lentamente, Guarda dentro 1:.. scarpa e tira fuori un pacchetto di sigarette schiacciato. Scuote il pacchetto e lo guarda. I loro sguardi si incontra­no.. Ben scuote il giornale e riprende a leggerlo. Gus si mette il pacchetto in tasca, si piega, si rimette la scarpa e la riallaccia. Esce a sinistra. Ben sbatte il giornale sul letto ;: fa una smorfia in direzione di Gus. Riprende il giornale, .si sdraia supino e ricomincia a leggere. Silenzio. Dalle _e si sente tirare per due volte uno sciacquone che non funziona. Silenzio. Gus rientra, da sinistra, si ferma 5clIa porta, si gratta la testa. Ben sbatte giù il giornale con violenza.

 

BEN       Cristo! (Raccoglie il giornale) Questa poi? Senti un po'! (Riferendosi al giornale) Un uomo di ottantasette an­ni vuole attraversare la strada ma non ci riesce perché c'è una coda compatta di macchine e non un buco per passa­re. Decide di infilarsi sotto un camion, e di attraversarlo a quattro zampe.

 

GUS        Cosa?

 

BEN        È passato sotto un camion, a quattro zampe. Un ca­mion in coda.

 

GUS        No?


BEN        II camion è ripartito e lo ha schiacciato.


BEN        C'è scritto qui.


GUS        Ma dai!

 

 

GUS        Ma smettila! 

 

BEN        Quanto basta per farti rivoltare lo stomaco. 

 

GUS        Come gli è venuto in mente di fare una cosa del ge­nero?


BEN        Un uomo di ottantasette anni a quattro zampe sotto un camion! 

 

GUS        Da non credersi.

 

BEN        È scritto qui, riero su bianco. 

 

GUS        Incredibile. (Silenzio. Gus scuote la testa ed esce. Ben si sdraia e ricomincia a leggere. Dalla
quinta si sente tirare di nuovo lo sciacquone che non funziona. Ben fa un fischio per sottolineare un'altra notizia sul giornale. Gus rientra) Volevo chiederti una cosa.

 

BEN        Che fai li fuori?

 

GUS        Beh, stavo solo... 

 

BEN        E il tè?

 

GUS        Ora lo faccio.

 

BEN        E dai, fallo.

 

GUS        Si, adesso. (Si siede su una sedia. Rimuginando) Beh, non posso dire che stavolta non ci abbia fatto trovare un bel servizio. È a righe. C'è una riga bianca. (Ben legge). Devo dire che è proprio bello. (Ben gira la pagina). Sai, tutto intorno alla tazza. Intorno all' orlo. Per il resto è tut­ta nera. Anche il piattino è tutto nero, è bianco solo al centro, li dove appoggi la tazza. (Ben legge).Anche i piatti sono uguali, sai. Solo che loro hanno una riga nera... i piatti... di traverso, nel mezzo. Si, mi piace proprio que­sto servizio.

 

BEN        (sempre leggendo) Che te ne frega dei piatti? Non sei qui per mangiare.

 
 

 

 Muovermi fra le parole, sceglierle, guardarle affiorare sulla pagina, tutto ciò mi procura un piacere immenso. Ma poi, in scena, è nel silenzio che i personaggi acquistano maggior presenza.

Il mio lavoro non è quello di impormi ai personaggi, di sottometterli a una falsa articolazione. Il rapporto tra un autore e i personaggi deve essere un rapporto di rispetto.

(Harold Pinter)