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Capriccio Suite - Capriccio di gioventù o bisogno ancestrale
Scritto da Nith (del 21/02/2006 @ 16:40:14, in Eventi, linkato 1558 volte)


Dal 21 febbraio al 12 marzo 2006 al teatro delle Muse a Roma (zona P.zza Bologna) viene messo in scena lo spettacolo "Motel Capriccio" con Wanda Pirol (nella foto) e Geppi di Stasio. Il tema, e così pure la storia, sembra quantomai interessante, almeno a giudicare dalle parole di Geppi di Stasio, attore e regista di Capriccio Suite...

Negli anni Settanta e Ottanta, se vivevi da quelle parti, al Capriccio dovevi esserci stato almeno una volta, non avevi alternative. Forse potevi godere ai qualche sporadica assenza dei genitori che ti lasciavano libera la casa, ma dovevi comunque lottare con la riluttanza della fanciulla di turno che riteneva compromessa la propria moralità se accettava senza esitazione l'invito in casa. Al Capriccio no, al Capriccio andava bene, perché al Capriccio poteva far finta di credere che, girando in macchina, ci eri capitato per caso. Il vero Capriccio non era un albergo, né a ore né a qualsiasi altra cosa, il Capriccio è un posto panoramico eppure orribile, alle falde del Vesuvio dove gli innamorati adolescenti o promiscui che fossero, si incontravano in macchina per godere il più fugacemente possibile l'uno del corpo dell'altra.
Per me, quindi, il Capriccio è il luogo della memoria per definizione perché è quello delle prime, concrete emozioni; e non c'era neanche bisogno di prendere la patente per raggiungerlo perché da San Giorgio a Cremano, luogo della mia adolescenza, era raggiungibile anche in motorino.
Con le mie conclamate tendenze regressive, il Capriccio mi manca da morire, mi manca l'idea di poter dire semplicemente "sono stato al Capriccio" per dare l'idea esatta di quello che avevo fatto durante una prolungata assenza. E' per questo che ci ho scritto sopra questa commedia facendolo passare per un più comodo albergo per coppie clandestine, uno squallido ambiente dove, se stai bene, le mura della stanza possono sembrarti quelle di una suite di un grande hotel.
"Capriccio suite" è anche altro, però. E' la terza parte di una trilogia sulla mamma, una trilogia quasi autobiografica che cerca di raccontare le difficoltà di una vera crescita, del vero raggiungimento della "maturità" che si esplica attraverso l’allontanamento ideale dalla propria mamma. Per il protagonista di questa commedia, la mamma è diventata un'ossessione proprio per la sua fisica assenza; Geppi vuole crescere solo alle proprie modalità e non accetta di non avere entrambe le donne della sua vita; ed è per questo che la mancanza dell'una rischia di fargli perdere anche l'altra, è per questo che subito dopo il matrimonio, sua mamma un po’ egoisticamente sparisce e lui smette di desiderare sua moglie e cerca di riconquistarla costringendola a estenuanti viaggi da Roma, dove ormai vivono, al Capriccio, luogo della sua infanzia, fingendosi il suo amante citando smaccatamente Harold Pinter. E Nancy, per amore o per semplice superiorità femminile, si sottopone al gioco anglosassone che "…a Napoli non può funzionare!" come dice chiaramente Carmela, la funambolica cameriera dell'albergo che conosce la vita e sa quando trasformarsi in un surrogato di mamma per alleviare le sofferenze di lui a condizione, però, che domani si riprenda il cammino verso la crescita. Ma Carmela, per quanto puntuale nel sentenziare, rasenta l'inopportunità in quanto donna dall'estrazione umile.
Tutti e tre i personaggi sono la naturale conseguenza di quelli che li hanno preceduti, addirittura Carmela De Fazio richiama l'omonimo personaggio di un'altra mia fortunata commedia. Ma i collegamenti veri riguardano la trilogia e sono la forte regressione verso il materno che accomuna "Capriccio suite" e "Di donna ce n'è una sola" e la consequenzialità diretta tra "Capriccio suite" e "Ragù in agrodolce" di cui può essere considerata proprio il seguito, ma non c'è affatto bisogno di aver visto le altre due per assaporare questa commedia che resta, come le altre, un'opera a sé stante, definita e compiuta.

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